Accettare di sentirsi fragili, sopraffatti dall’ansia o, comunque, in qualsivoglia modo vulnerabili, per un uomo è come ammettere di non possedere quelle super spalle larghe che tutti si aspettano da lui.
L’indagine sul benessere mentale
Chiedere aiuto ad uno specialista del benessere mentale quando ci si trova in uno stato di bisogno, dunque, non può che essere percepita come una sconfitta. Da un’indagine condotta da BVA Doxa per la piattaforma online dedicata all’assistenza psicoterapeutica Serenis, emerge infatti che il 63% delle persone che rifiutano la terapia è uomo.
L’analisi è stata effettuata su un campione di 1000 rispondenti di età compresa tra i 18 e i 54 anni, uomini e donne, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Alla domanda “Se ne avessi bisogno in futuro, potresti considerare di affidarti a un servizio di supporto psicologico?”, 300 intervistati hanno risposto di no e 189 di loro sono uomini.
Psicoterapia? Gli uomini spesso la rifiutano per paura dei giudizi
Dati che quanto meno incuriosiscono, quando non accendono addirittura un campanello d’allarme. Ecco perché abbiamo chiesto alla dottoressa Martina Migliore, psicoterapeuta cognitivo comportamentale e direttrice Formazione e Sviluppo di Serenis, quali possono essere le principali conseguenze cui va incontro una persona in stato di bisogno che rifiuta la psicoterapia.

“Il rifiuto della psicoterapia può essere motivato da molti aspetti: uno stigma ancora alto, problemi economici, timore di cambiamento e paura degli effetti sulle persone accanto a noi. Per quanto comprensibile il timore, il rifiuto ad un trattamento psicoterapico porta inevitabilmente all’acuirsi dei sintomi che rendono la nostra vita più complessa da vivere.
Quale che sia lo stato di bisogno iniziale, è sempre importante riconoscere il diritto di chiedere aiuto. Spesso diamo per scontato di continuare a stare male, come fosse un’abitudine: un’alternativa c’è, e non considerarla significa caricarsi di un peso molto importante da portare, che genererà più malessere e peggiorerà la visione di noi stessi e le relazioni che abbiamo con gli altri per noi significativi”.
Il tasso di suicidio più alto tra i maschi
A dimostrare che anche gli uomini possono avere bisogno di supporto psicologico è il fatto che l’80% dei suicidi in Italia li vede sfortunatamente protagonisti e che spesso – per natura o per la cultura cui appartengono – tendono ad ignorare anche i segnali di malessere emotivo che si manifestano attraverso sintomi fisici come vertigini, cefalee e tachicardia.
“Rifiutare di prendere in considerazione servizi di salute mentale per patologie come la depressione può portare infatti alla cronicizzazione del problema e, in alcuni casi, al suicidio.
Inoltre – continua la dottoressa Migliore – se nell’uomo persiste il mito dell’infallibilità, di quello che ‘non deve chiedere mai’, nella donna persiste la percezione di doversi far carico agilmente dei problemi di tutta la famiglia, spesso anche degli amici e conoscenti.

È un po’ uno spirito di sacrificio che ci portiamo dietro storicamente e che implica il dover ‘sopportare in silenzio’ per poter essere giudicata una ‘brava’ mamma, moglie, compagna, etc., come se ci fosse implicitamente bisogno di supporto nel ruolo stesso di donna, e di conseguenza si rendesse necessario mettere in secondo piano le proprie difficoltà.”
In base alla sua esperienza personale, ha potuto assistere a cambiamenti di atteggiamento radicale da parte di pazienti restii alla terapia, che nel corso delle sedute si sono invece resi conto dei benefici ottenuti?
“Ricordo il caso di un uomo che ricopriva una posizione lavorativa molto importante e che improvvisamente aveva iniziato a soffrire di disturbi d’ansia che gli creavano tanti problemi a portare avanti la sua attività. Si riferì a me con dubbio e diffidenza, dicendo che lo avevano quasi obbligato ma che non nutriva alcuna speranza e si considerava ormai un fallito.
Dopo uno splendido lavoro fatto sia sull’alleanza terapeutica (per me terapeuta e paziente sono ‘sulla stessa barca e stanno navigando nella stessa direzione’) sia su esercizi pratici che miravano a ‘smontare’ la sua ansia, mi disse che era rimasto sorpreso nel modo più assoluto perché non avrebbe mai immaginato di poter riconoscere tante emozioni nella propria mente e nel proprio corpo, e che ci potesse essere un altro modo di vedere la vita”.
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Quale prevede sarà il futuro della psicoterapia? Ritiene che anche gli uomini ammorbidiranno la propria posizione? E quale pensa potrà essere il target di persone che potrebbero maggiormente beneficiarne?
“Credo che la psicoterapia stia subendo un grandissimo processo di cambiamento: il Covid ha spinto la terapia online a livelli inimmaginabili in precedenza, dando la possibilità a molte più persone di usufruirne, anche grazie alla nascita delle piattaforme e alla capillare opera di informazione e divulgazione contro lo stigma.
Il terapeuta ha la possibilità di ‘entrare nelle case’ dei pazienti e di esporsi a sua volta, il che permette di osservare dinamiche uniche e molto utili per la terapia. Riguardo agli uomini penso che anche in questo caso sia in atto una trasformazione, soprattutto nei più giovani, cresciuti in un ambiente emotivamente più ricco e facilitante per il riconoscimento delle proprie difficoltà e stati emotivi.
La sfida credo sia riuscire a includere chi viene da un’educazione precedente, soprattutto per gli uomini, nei quali la cultura della mascolinità tossica la fa da padrona in molti casi e il riconoscimento stesso di bisogno è sinonimo di debolezza in negativo.”

