Zerocalcare festeggia oggi i suoi 40 anni. Michele Rech, questo il vero nome del fumettista romano (anzi, di Rebibbia per la precisione, perché Rebibbia regna)è nato ad Arezzo il 12 dicembre 1983 e da circa 10 anni si è imposto – suo malgrado, non per mettergli ansia – sulla scena italiana e internazionale con i suoi graphic novel.
Dal blog dove ha iniziato a pubblicare le prime strisce fina all’Enciclopedia Calcarea, che spiega come sono stati ideati i personaggi dei suoi fumetti e che ha presentato nuovamente qualche giorno fa quando si è raccontato in un’intervista a Serena Dandini, all’Auditorium della fiera alla Nuvola dell’Eur a Roma, in occasione della fiera “Più Libri, Più Liberi”.

Ma chi è davvero il genio dietro le sempre dichiarate insicurezze, l’artista dietro le felpe extra large, il creatore di mondi dietro la scorza di riservatezza?
Chi è il protagonista di uno dei momenti più discussi degli ultimi mesi, quando ha deciso di non partecipare a Lucca comics & games 2023 per la presenza, tra i partner dell’evento, dell’ambasciata israeliana? Da sempre schierato dalla parte degli ultimi, delle vittime di genocidi e di guerre, ha scelto questa forma di protesta a meno di un mese dallo scoppio delle ostilità tra Hamas e truppe di Israele, per il conflitto che sta decimando la popolazione civile palestinese.
Le opere che l’hanno reso famoso

La sua carriera inizia già dall’adolescenza con i primi disegni pubblicati sul blog personale, strisce che poi si ritrovano nelle successive raccolte; contemporaneamente realizza manifesti per concerti ed eventi a Roma e un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova del luglio 2001 a cui partecipa.
Arrivano le prime pubblicazioni, da “La profezia dell’Armadillo” (2011) – da cui è stato tratto il film omonimo sette anni dopo – fino a “No Sleep Till Shengal” – libro più letto in Italia nel 2022 – passando per “Dimentica il mio nome” o “Kobane Calling”, “Un polpo alla gola” e “Macerie Prime”, “Ogni maledetto lunedì su due” e “Scheletri” e tanti altri ancora.
L’apice del suo successo extra letterario arriva con le serie “Strappare lungo i bordi” e “Questo mondo non mi renderà cattivo“, entrambe prodotte da Netflix, dove tratta temi sociali estremamente attuali (solitudine e suicidio in un caso, intolleranza verso l’altro e passaggio alla vita adulta nell’altro, per dare un’idea di macrotemi) con la sua personale prospettiva, entrando nei cuori del pubblico non solo italiano ma anche estero.
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Nel mezzo una quantità smisurata di altre pubblicazioni, tra manifesti, copertine, raccolte e gadget che l’hanno reso ormai una delle firme più apprezzato della produzione a fumetti: basti andare a una qualsiasi fiera o evento a cui Rech partecipa e vedere la lunga fila di fan che si snoda per avere un suo ‘disegnetto’.
I 40 anni di Zerocalcare: “Il lavoro funziona, il resto è un macello”
Quarant’anni sono l’età in cui viene fatto un bilancio della vita. Su questo tema Zerocalcare non ha dubbi: “Adesso mi sento ingeneroso verso le persone che mi stanno vicino. Sono mediamente risolto dal punto di vista del lavoro, non è più immaginabile che finisca la vita sotto i ponti. Il problema è che tutto il resto è un macello. Uno si butta nel lavoro, così non ci pensa e invece peggiora tutto. Tutti hanno figliato, anche Secco”.
Invece sulla questione del successo come spesso accade minimizza commentando: “Non è che mi sento in colpa, perché non ho fatto niente a nessuno, però è ovvio che se ci stanno amici miei che sono centomila volte più generosi di me, più fighi di me, più colti di me e che stanno a fare l’inventario al supermercato, mi fa sentire parte di un meccanismo un po’ di ingiustizia“.

Sindrome dell’impostore o vero sentimento di perenne insicurezza, quel che è certo è che il pubblico, su di lui, non ha dubbi e lo dimostrano sia le copie vendute dei suoi fumetti (a fine 2019 ha toccato quota un milione e non sembra intenzionato a fermarsi) che il successo raggiunto anche all’estero.
Per quanto riguarda le critiche invece confessa: “Quando esce un’intervista brutta, che mi sembra oltre o che è stata interpretata male, io per tre mesi vado a fare la spesa in un altro quartiere. Non ho il coraggio di affrontare lo sguardo”.
I tatuaggi raccontano sempre qualcosa in più delle persone; così del suo “Tutto passa” il fumettista spiega: “Non è che tutto passa vale solo per le cose brutte. Salomone diceva tutto questo passerà, ma vale anche per le cose belle e quindi non gioire perché pure quelle finiscono a breve”.
Enciclopedia Calcarea, la nuova opera del fumettista
Sulla sua nuova opera, l’Enciclopedia Calcarea dice: “È rivolta a tutti quelli che rosicavano. È la raccolta ragionata di quei fascicoli usciti in edicola con i pupazzi. Per non fare ricomprare il pupazzo per forza c’è questa cosa. È rivolta a chi la vuole”. Ma lui, un personaggio preferito, ce l’ha? Più che favorito c’è uno che lo rappresenta meglio ed è quello di “Lady Cocca, personaggio strepitoso che però ha una educazione rigida, tosta, poi è diventata un’asociale”.
Insomma la sua mamma, tradizionalmente rappresentata da una gallina apprensiva. Ma un’altra madre spirituale, sua genitrice e ispiratrice, è la sua città, Roma, e il quartiere di Rebibbia dove è cresciuto. “Il fatto è che a Roma non ti puoi mai prendere troppo sul serio, perché intorno hai un mondo pronto a darti dell’idiota e questo ti porta a fare ironia su te stesso. È come un modo di mettere le mani avanti per evitare che siano gli altri prenderti per il culo”.

