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Home » Lifestyle » In calo le ricercatrici scientifiche: col lockdown le donne hanno pubblicato meno dei colleghi

In calo le ricercatrici scientifiche: col lockdown le donne hanno pubblicato meno dei colleghi

Uno studio sulle riviste Elsevier e oltre 5 milioni di autori fra il 2018 e il maggio 2020 dimostra che le donne hanno inviato contributi in misura inferiore rispetto ai maschi, segno di difficoltà nel conclilare vita e lavoro nella fase di emergenza

Federico Martini
29 Ottobre 2021
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In un prossimo futuro, rischiamo di trovarci con meno ricercatrici, soprattutto in ambito medico-sanitario, perché diminuiscono (più degli uomini) le donne che sono in condizione di bilanciare con successo vita e lavoro e, dunque, hanno il tempo di pubblicare sulle riviste scientifiche.

E’ l’allarme lanciato dall’università Milano in base a un’analisi condotta insieme all’editore specializzato Elsevier. I risultati sono stati pubblicati su Plos One. Lo studio, che ha riguardato 2.329 riviste Elsevier e oltre 5 milioni di autori nel periodo febbraio 2018 – maggio 2020, punta il dito contro la pandemia (cioè le politiche di lockdown), colpevole di avere allargato il ‘gender gap’ in ambito accademico: dall’esame statistico degli articoli inviati durante la prima ondata di Covid-19, emergerebbe che a fronte di un aumento del 30% (+60% nelle riviste di medicina), la partecipazione femminile sia cresciuta molto meno di quella dei colleghi maschi.

In particolare, sarebbe risultata inferiore sia rispetto al livello degli anni precedenti nello stesso periodo sia in ogni ambito accademico. Il divario di genere è ancor più significativo nel campo medico-sanitario, quello più direttamente legato al Covid-19, e per le donne a inizio carriera. In conclusione, l’ipotesi dell’equipe di ricerca-coordinati da Flaminio Squazzoni, docente di sociologia presso il dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano e Bahar Mehmani, responsabile Reviewer Experience di Elsevier- è piuttosto lineare: considerata l’importanza della pubblicazione per la carriera accademica, il gender deficit osservato nello studio potrebbe acuire, nel lungo periodo, la disuguaglianza di genere nel settore.

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In un prossimo futuro, rischiamo di trovarci con meno ricercatrici, soprattutto in ambito medico-sanitario, perché diminuiscono (più degli uomini) le donne che sono in condizione di bilanciare con successo vita e lavoro e, dunque, hanno il tempo di pubblicare sulle riviste scientifiche. E’ l’allarme lanciato dall’università Milano in base a un’analisi condotta insieme all’editore specializzato Elsevier. I risultati sono stati pubblicati su Plos One. Lo studio, che ha riguardato 2.329 riviste Elsevier e oltre 5 milioni di autori nel periodo febbraio 2018 - maggio 2020, punta il dito contro la pandemia (cioè le politiche di lockdown), colpevole di avere allargato il ‘gender gap’ in ambito accademico: dall’esame statistico degli articoli inviati durante la prima ondata di Covid-19, emergerebbe che a fronte di un aumento del 30% (+60% nelle riviste di medicina), la partecipazione femminile sia cresciuta molto meno di quella dei colleghi maschi. In particolare, sarebbe risultata inferiore sia rispetto al livello degli anni precedenti nello stesso periodo sia in ogni ambito accademico. Il divario di genere è ancor più significativo nel campo medico-sanitario, quello più direttamente legato al Covid-19, e per le donne a inizio carriera. In conclusione, l’ipotesi dell’equipe di ricerca-coordinati da Flaminio Squazzoni, docente di sociologia presso il dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università degli Studi di Milano e Bahar Mehmani, responsabile Reviewer Experience di Elsevier- è piuttosto lineare: considerata l’importanza della pubblicazione per la carriera accademica, il gender deficit osservato nello studio potrebbe acuire, nel lungo periodo, la disuguaglianza di genere nel settore.
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