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Home » Attualità » Da disabile a paralimpico, l’importanza di una parola. “I campioni sono ambasciatori”

Da disabile a paralimpico, l’importanza di una parola. “I campioni sono ambasciatori”

Un aggettivo che definisce un mondo

Luca Pancalli
25 Novembre 2021
Tokyo (JPN) 4 Settembre 2021
Paralimpiadi Tokyo 2020
ARCO In foto: MIJNO Elisabetta e TRAVISANI Stefano
Foto di Eva Pavia / Bizzi Team / CIP

Tokyo (JPN) 4 Settembre 2021 Paralimpiadi Tokyo 2020 ARCO In foto: MIJNO Elisabetta e TRAVISANI Stefano Foto di Eva Pavia / Bizzi Team / CIP

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Disabilità e sport

“La categorizzazione della disabilità rischia di trasformarsi in un limite, una prigione culturale e utilizzarle le giuste parole, in questo senso, è importante per aprire la porta o lasciarla chiusa. Dal Duemila, da presidente della Federazione italiana sport disabili, mi sono battuto molto per utilizzare al posto di disabile il termine paralimpico: era ovviamente una forzatura linguistica. Ma il termine è passato. Al tempo, infatti, era preminente l’aggettivazione dell’atleta rispetto all’atleta stesso. Ma un lento lavoro di formazione dei giornalisti su questo argomento ha portato a far diventare d’uso comune il termine paralimpico fino a trasformarlo in un aggettivo che ha incluso tutte le persone con disabilità che fanno sport e non solo quelle che partecipano a una paralimpiade. Questo termine ha cancellato dal linguaggio comune una discriminazione odiosa: nel 2018 abbiamo fatto un accordo con la Treccani per inserire l’aggettivo paralimpico/paralimpica dentro il Dizionario, chiudendo il cerchio e trasformando la percezione della disabilità attraverso una semplice parola.

Gli atleti paralimpici, insieme al comitato, in questi anni hanno dato vita a una rivoluzione dal basso. I campioni che hanno vinto 69 medaglie a Tokyo, infatti, non lo hanno fatto grazie a un’operazione di vertice, ma per la propria volontà e quella delle famiglie che li hanno assecondati e circondati di attenzioni, ricavando grazie anche alle istituzioni locali, spazi per allenarsi, orari per avere impianti liberi e professionisti specializzati. Di più: hanno creato nella propria cerchia la consapevolezza che la persona con disabilità può fare ciò che apparentemente le appare più lontano e precluso: l’attività sportiva.

I nostri campioni sono degli ambasciatori, tanto che si sta formando una sindacalizzazione dei diritto allo sport per tutti. Ma i migliori ambasciatori del paralimpismo restano e sono quei i cittadini che rivendicano il diritto allo sport da aggiungersi agli altri mille diritti – al lavoro, alla scuola, ai trasporti, all’accesso, al welfare – per i quali le persone con disabilità combattono ogni giorno la propria olimpiade della vita”.

 

 

LUCA PANCALLI paraolimpionico nel nuoto, con 15 medaglie ai Giochi Paralimpici, 10 ai Mondialie e 6 agli Europei. Si ritira dall’attività nel 1996. Nel 2000 è eletto presidente della Federazione Italiana Sport Disabili. È autore, insieme al giornalista Giacomo .

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"La categorizzazione della disabilità rischia di trasformarsi in un limite, una prigione culturale e utilizzarle le giuste parole, in questo senso, è importante per aprire la porta o lasciarla chiusa. Dal Duemila, da presidente della Federazione italiana sport disabili, mi sono battuto molto per utilizzare al posto di disabile il termine paralimpico: era ovviamente una forzatura linguistica. Ma il termine è passato. Al tempo, infatti, era preminente l’aggettivazione dell’atleta rispetto all’atleta stesso. Ma un lento lavoro di formazione dei giornalisti su questo argomento ha portato a far diventare d’uso comune il termine paralimpico fino a trasformarlo in un aggettivo che ha incluso tutte le persone con disabilità che fanno sport e non solo quelle che partecipano a una paralimpiade. Questo termine ha cancellato dal linguaggio comune una discriminazione odiosa: nel 2018 abbiamo fatto un accordo con la Treccani per inserire l’aggettivo paralimpico/paralimpica dentro il Dizionario, chiudendo il cerchio e trasformando la percezione della disabilità attraverso una semplice parola. Gli atleti paralimpici, insieme al comitato, in questi anni hanno dato vita a una rivoluzione dal basso. I campioni che hanno vinto 69 medaglie a Tokyo, infatti, non lo hanno fatto grazie a un’operazione di vertice, ma per la propria volontà e quella delle famiglie che li hanno assecondati e circondati di attenzioni, ricavando grazie anche alle istituzioni locali, spazi per allenarsi, orari per avere impianti liberi e professionisti specializzati. Di più: hanno creato nella propria cerchia la consapevolezza che la persona con disabilità può fare ciò che apparentemente le appare più lontano e precluso: l’attività sportiva. I nostri campioni sono degli ambasciatori, tanto che si sta formando una sindacalizzazione dei diritto allo sport per tutti. Ma i migliori ambasciatori del paralimpismo restano e sono quei i cittadini che rivendicano il diritto allo sport da aggiungersi agli altri mille diritti - al lavoro, alla scuola, ai trasporti, all’accesso, al welfare – per i quali le persone con disabilità combattono ogni giorno la propria olimpiade della vita".     LUCA PANCALLI paraolimpionico nel nuoto, con 15 medaglie ai Giochi Paralimpici, 10 ai Mondialie e 6 agli Europei. Si ritira dall’attività nel 1996. Nel 2000 è eletto presidente della Federazione Italiana Sport Disabili. È autore, insieme al giornalista Giacomo .
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