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Home » Scienze e culture » La rivoluzione del packaging della Commissione Ue: sì al vuoto a rendere e al riutilizzo

La rivoluzione del packaging della Commissione Ue: sì al vuoto a rendere e al riutilizzo

L'obiettivo principale è ridurre i rifiuti da imballaggi del 15% pro-capite in ogni Paese entro il 2040. Contraria l'organizzazione di categoria e alcuni Stati

Domenico Guarino
11 Dicembre 2022
giornata della terra 2023

La Commissione europea ha imposto regole molto stringenti su produzione e utilizzo di imballaggi in plastica

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Entro il 2030 il 20% delle vendite di bevande take-away dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili o usando i contenitori dei clienti, per arrivare all’80% nel 2040. Saranno inoltre vietate le confezioni monouso all’interno di bar e ristoranti e i flaconcini negli hotel. Mentre i prodotti in plastica biodegradabile commercializzati dovranno avere un’etichetta per mostrare quanto tempo impiegheranno a biodegradarsi, in quali circostanze e in quale ambiente.

Packaging riutilizzabile o riciclabile? La commissione europea punta sul riuso e sul vuoto a rendere

La Commissione Ue ha varato una proposta di regolamento che, qualora approvata, rappresenterà una vera e propria rivoluzione del packaging, puntando decisamente sul riuso e il “vuoto a rendere” per bottiglie di plastica e lattine in alluminio. L’obiettivo è quello di ridurre i rifiuti di imballaggio del 15% pro-capite in ogni Paese entro il 2040. Prevista una anche quota obbligatoria di contenuto riciclato nei nuovi imballaggi di plastica. Mentre gli imballaggi destinati al compostaggio industriale saranno consentiti solo per bustine di tè, cialde di caffè, adesivi per frutta e verdura e sacchetti di plastica molto leggeri.

La svolta, tuttavia, non è piaciuta a molti. In particolare perché rischia di far collassare le pratiche legate al concetto di riciclaggio ed il relativo indotto produttivo. A bocciare il piano è innanzitutto l’industria dell’imballaggio. “La proposta rischia di andare contro gli obiettivi del Green Deal, riportando indietro le lancette dell’orologio del riciclo e compromettendo la funzionalità degli imballaggi nel proteggere i prodotti e prevenire i rifiuti”, ha evidenziato l’organizzazione di categoria, Europen, che tra i suoi membri conta giganti come Ferrero. Inoltre molti Stati membri continuano a storcere il naso in quanto la Commissione interviene con un Regolamento, atto direttamente applicabile senza necessità di recepimento, e non con una Direttiva.

“Nessuno vuole mettere fine alle pratiche di riciclo, che funzionano bene, o mettere in pericolo gli investimenti sottostanti. So che in Italia moltissimo già è stato fatto sul riciclo, vogliamo fare ancora di più, non di meno, non c’è competizione tra i due approcci” ha ribattuto il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, parlando in italiano nel corso della presentazione della proposta sul packaging. Aggiungendo che “non tutte le pratiche di riciclo funzionano veramente bene, ma il riutilizzo non è in competizione con il riciclo, abbiamo bisogno di entrambi gli strumenti, come di più impianti per il trattamento dei rifiuti”. In ogni caso, questa proposta di regolamento, sarà oggetto di un negoziato fra Consiglio e Parlamento UE.

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Entro il 2030 il 20% delle vendite di bevande take-away dovrà essere servito in imballaggi riutilizzabili o usando i contenitori dei clienti, per arrivare all'80% nel 2040. Saranno inoltre vietate le confezioni monouso all'interno di bar e ristoranti e i flaconcini negli hotel. Mentre i prodotti in plastica biodegradabile commercializzati dovranno avere un'etichetta per mostrare quanto tempo impiegheranno a biodegradarsi, in quali circostanze e in quale ambiente.
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