Moms for Liberty è il nuovo – potente – gruppo corteggiato dai candidati repubblicani alla Casa Bianca.
Bollato da alcuni come un’associazione dedita a diffondere “messaggi anti-inclusione e di odio“, non esisteva fino a tre anni fa. Eppure il Southern Poverty Law Center (SPLC) ha inserito il gruppo “per i diritti dei genitori” tra le organizzazioni “estremiste antigovernative” nel suo ultimo rapporto Year in Hate & Extremism.
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Un’associazione estremista e anti-governativa
In una dichiarazione che accompagna la pubblicazione del rapporto, un portavoce ha scritto che “Mamme per la Libertà” è il più importante dei 12 gruppi “contrari all’inclusione tra gli studenti”, che si stanno mobilitando per “attaccare l’istruzione pubblica, bandire i libri e rimuovere qualsiasi programma di studio che contenga discussioni su razza, discriminazione e identità Lgbtq+”.
L’elenco colloca infatti questa associazione nella stessa categoria di organizzazioni antigovernative come gli Oath Keepers, i Three Percenters e la John Birch Society.
“Vogliamo partecipare all’istruzione dei nostri figli”
In una risposta, le fondatrici di Moms for Liberty, Tina Descovich e Tiffany Justice, hanno scritto al Guradian: “Chiamare ‘gruppi d’odio’ o ‘bigotti’ i genitori che vogliono far parte della formazione dei loro figli non fa che svelare ulteriormente il senso di questa battaglia: a chi spetta decidere cosa viene insegnato ai nostri figli a scuola, ai genitori o agli impiegati del governo?”.
La coppia ha aggiunto: “Crediamo che i diritti dei genitori non si fermino alla porta della classe”.

Cos’è Moms for Liberty
Con i suoi 100.000 membri in 44 Stati, Moms for Liberty è uno dei protagonisti del movimento conservatore che dilaga negli Stati Uniti e che punta a ‘rivoluzionare’ l’istruzione fermando ‘l’indottrinamento’ democratico nelle scuole. A muovere le fila è la richiesta pressante di dare ai genitori una voce nell’elaborazione dei programmi scolastici quando si parla di razza, genere e sessualità.
L’associazione è stata co-fondata nel gennaio 2021 da Descovich e Justice – che avevano lasciato i consigli scolastici della Florida centrale dopo essersi opposte alle restrizioni per Covid-19 nelle scuole pubbliche – insieme a Bridget Ziegler, allora al suo secondo mandato nel consiglio scolastico della contea di Sarasota.

Il gruppo ha presto ampliato le sue campagne d’influenza, per opporsi all’insegnamento della storia del razzismo e alle politiche di inclusione Lgbtq+, e da allora ha cercato di portare sempre più membri e sostenitori nei consigli scolastici del Paese.
Secondo il rapporto dell’SPLC si è fatto strada “intimidendo e molestando insegnanti e funzionari scolastici”, combattendo i sindacati degli insegnanti, attaccando aziende come la Disney e appoggiando leggi come la cosiddetta “Don’t say gay” della Florida, che limita la discussione in classe di temi legati al genere e all’identità sessuale.
Apartitico molto vicino ai repubblicani
Il gruppo, almeno per il momento, non è intenzionato ad appoggiare alcun candidato repubblicano alla Casa Bianca ma per gli aspiranti al 2024 è un’associazione da conquistare visto l’enorme bacino di voti che, direttamente o indirettamente, può sollevare.
Dichiaratosi apartitico, “Mamme per la libertà” fin dall’inizio ha avuto stretti legami con i repubblicani, soprattutto in Florida, dove ha ottenuto l’appoggio del governatore di destra e candidato alle presidenziali del 2024 Ron DeSantis.
“L’istruzione fino a poco tempo fa era un tema statale o locale. Ora è diventato nazionale”, affermano alcuni osservatori politici, secondo i quali non è ancora chiaro se e come il fenomeno avrà un impatto sul 2024. Alcuni pensano che per i conservatori potrebbe avere lo stesso effetto che la difesa dell’aborto ha avuto per i democratici alle elezioni di metà mandato.
I gruppi che incitano all’odio

Il Southern Poverty Law Center, in un’altra parte del rapporto, attesta che il numero di gruppi estremisti attivi è di 1.225, in linea rispetto al 2021 (quando erano 1.221). L’SPLC ha attribuito il rallentamento della crescita a un crollo significativo del movimento delle bande, di cui si contano solo 61 gruppi nel 2022, rispetto ai 92 del 2021.
Secondo l’osservatorio questo è dovuto al fatto che “membri e leader sono stati chiamati a rispondere del loro ruolo nell’attacco del 6 gennaio“.
Tuttavia, nella dichiarazione che accompagna il rapporto, ha avvertito che “i gruppi che incitano all’odio si stanno impegnando sempre più in manifestazioni pubbliche utilizzando volantinaggi, merchandising e striscioni per attirare l’attenzione dei media”, e che le scuole in particolare stanno diventando un bersaglio privilegiato dei loro attacchi.

