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Home » Attualità » Cina, scatta la censura sulla tv di stato: basta con gli “uomini effemminati” in televisione

Cina, scatta la censura sulla tv di stato: basta con gli “uomini effemminati” in televisione

Il governo di Pechino continua con la sua linea intransigente verso le minoranze e la diversità. Dopo il questionario per schedare gli studenti omosessuali nella Università di Shanghai e la stretta sui contenuti del web, ora nel mirino di Xi Jinping finisce la televisione.

Francesco Lommi
7 Settembre 2021
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La linea repressiva del governo cinese contro le minoranze continua a fare discutere. Dopo l’incredibile questionario sottoposto dall’università di Shanghai teso a schedare gli studenti omosessuali per studiarne lo “stato mentale”, il governo di Xi Jinping torna bersaglio delle critiche della comunità lgbtq+: questa volta, a smuovere il mondo arcobaleno è stata la decisione di bandire gli “uomini effemminati” dalla tv di stato. Gli ordini ai broadcast televisivi sono arrivati direttamente dai piani alti di Pechino che spingono per promuovere le “linea rivoluzionaria”. Le direttive sono chiarissime: “Porre definitivamente fine agli uomini effemminati e altre estetiche anormali”. Nel centro del mirino di Xi Jinping ci sarebbero tutte le popstar del panorama musicale del paese asiatico che spingerebbero gli uomini ad adottare comportamenti ritenuti poco virili: “Queste volgari celebrità di internet dovrebbero essere evitate a tutti i costi” ha dichiarato il responsabile delle emittenti televisive. “Dovremmo invece promuovere fortemente l’eccellente cultura tradizionale cinese, la cultura rivoluzionaria e la cultura socialista avanzata”. Quindi dopo i social media (su QQ, lo Snapchat cinese, sono state bandite le parole gay, lesbica e lgbtq”) e la stretta su internet, il governo di Pechino mette nel mirino la tv. Inoltre, sempre in campo televisivo, sono stati irrigidite le regole riguardo la copertura delle vite dei vip: per le emittenti televisive infatti sarà vietato trasmettere comportamenti di coloro che “violano l’ordine pubblico” e “perdono la moralità”. Spesso, in un mondo sempre più aperto e pronto ad abbracciare la diversità e il progresso, si tende a dimenticare quale sia la linea politica del Partito Comunista Cinese, sempre più dura e restrittiva sul piano delle libertà personali.

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La linea repressiva del governo cinese contro le minoranze continua a fare discutere. Dopo l’incredibile questionario sottoposto dall’università di Shanghai teso a schedare gli studenti omosessuali per studiarne lo “stato mentale”, il governo di Xi Jinping torna bersaglio delle critiche della comunità lgbtq+: questa volta, a smuovere il mondo arcobaleno è stata la decisione di bandire gli “uomini effemminati” dalla tv di stato. Gli ordini ai broadcast televisivi sono arrivati direttamente dai piani alti di Pechino che spingono per promuovere le “linea rivoluzionaria”. Le direttive sono chiarissime: “Porre definitivamente fine agli uomini effemminati e altre estetiche anormali”. Nel centro del mirino di Xi Jinping ci sarebbero tutte le popstar del panorama musicale del paese asiatico che spingerebbero gli uomini ad adottare comportamenti ritenuti poco virili: “Queste volgari celebrità di internet dovrebbero essere evitate a tutti i costi” ha dichiarato il responsabile delle emittenti televisive. “Dovremmo invece promuovere fortemente l’eccellente cultura tradizionale cinese, la cultura rivoluzionaria e la cultura socialista avanzata”. Quindi dopo i social media (su QQ, lo Snapchat cinese, sono state bandite le parole gay, lesbica e lgbtq”) e la stretta su internet, il governo di Pechino mette nel mirino la tv. Inoltre, sempre in campo televisivo, sono stati irrigidite le regole riguardo la copertura delle vite dei vip: per le emittenti televisive infatti sarà vietato trasmettere comportamenti di coloro che “violano l’ordine pubblico” e “perdono la moralità”. Spesso, in un mondo sempre più aperto e pronto ad abbracciare la diversità e il progresso, si tende a dimenticare quale sia la linea politica del Partito Comunista Cinese, sempre più dura e restrittiva sul piano delle libertà personali.
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