Una casa con “sole“ 26 donne dai 58 ai 94 anni. E’ questa la comunità New Ground, nel sobborgo londinese di Barnet, che rappresenta la prima esperienza di cohousing del Regno Unito. Il progetto nasce dalla volontà di proporre un’alternativa abitativa per le donne anziane che vivono sole con l’obiettivo di aiutarsi e supportarsi a vicenda.

Le donne nella comunità New Ground
Tutte le abitazioni sono private e sono tutte affacciate su un giardino fiorito. L’ingresso della comunità è composto da una grande vetrata dove tutto è luminoso, arioso e perfettamente pulito. Le pareti sono rivestite con eleganti librerie bianche e uno schermo TV grande quasi come quello del cinema occupa la sala principale. Potremmo quasi dire che è come vivere in un locus amoenus.
Ma non è tutto qui. La sala riunioni comune viene utilizzata per cene settimanali, serate cinematografiche (dove i film di Bill Nighy sono popolari) e lezioni di yoga. Inoltre c’è anche una suite per gli ospiti durante la notte perché come dice Tisdall, una consulente artistica della casa New Ground, “tutti possono entrare e trascorrere delle bellissime giornate, l’unica cosa è che non possono venire a vivere qui“.
Ora la domanda sorge spontanea. E se una di loro si sposasse con un partner maschile, dovrebbe andarsene? La risposta ce la dà sempre Tisdall: “Sarebbe un’ottima scusa per dire: ‘Mi dispiace, tesoro. Non posso vivere con te, ma possiamo avere dei fantastici fine settimana insieme!”.

Cosa è il cohousing
Ma cosa è il cohousing? Il cohousing si distingue dalla vita in comune: pur avendo abitazioni private, gli inquilini condividono spazi per socializzare e attività ricreative. Se prendiamo in considerazione l’ultimo rapporto del Centre for Ageing Better notiamo che nel 2021, 3,64 milioni di persone di età superiore ai 65 anni vivevano da sole nel Regno Unito, il 70% delle quali erano donne.
Questo ci porta a pensare che tra 10 anni, gli over 65 saranno passati dal 19% a circa il 22% della popolazione. Ma nonostante queste statistiche, il cohousing in Gran Bretagna è ancora agli inizi.
Il precedente nei Paesi Bassi
Una delle artifici della comunità è sicuramente Brenton, un’accademica che si preparava a insegnare un master sull’invecchiamento. In un viaggio di ricerca nei Paesi Bassi, la donna ha scoperto il cohousing e si è chiesta se questo metodo potesse decollare nel Regno Unito.

“Fin dagli anni ’80, il governo olandese ha incoraggiato questo metodo come alternativa alle costose case di cura. Il pensiero non era solo di natura economica, ma se questo avesse permesso alle persone anziane di sostenersi reciprocamente e rimanere più sane, più felici e più attive”.
Tornata a Londra, Brenton ha contattato le principali reti femministe e ha organizzato un workshop a cui hanno partecipato membri di Growing Old Disgracefully, Older Feminist Network e Older Lesbians Network. “In seguito, un gruppo di sei donne che vivevano tutte da sole è andato al pub, molte eccitate dalle idee che avevamo discusso. Ed è così che si è formato OWCH, il gruppo Older Women’s Cohousing”.

La più anziana del gruppo
E il gruppo sta funzionando alla grandissima. Ne è testimone la residente più anziana, Hedi Argent, 94 anni: “Ci prendiamo cura l’una dell’altra”. In ogni caso, la donna sta vivendo quella che sembra una vita frenetica.
Ex redattrice di libri, assume ancora incarichi freelance e ha recentemente finito un libro di memorie per bambini, The Day the Music Changed, sulle sue esperienze di fuga dall’Europa nazista quando aveva nove anni. In aggiunta a questo tiene anche regolarmente conferenze nelle scuole.
“E’ difficile creare una comunità intenzionalmente coesa”
Infine l’ultima parola è spettata a Mellis Haward, direttrice di Archio Architects, che ha guidato molti progetti di cohousing, tra cui Angel Yard, uno schema in via di sviluppo a Norwich.
“Per così tanto tempo siamo stati tutti schiavi del mercato immobiliare ed è davvero difficile creare una comunità intenzionalmente coesa al suo interno. Non si tratta solo di alleviare la solitudine: essa consente alle persone di diventare parte di un ecosistema di famiglie e individui”, le sue parole.
In definitiva, un esperimento, per solo donne, che ha attirato però l’attenzione di numerose altre città europee. E visto che ci sono molte persone che vivono sole forse è arrivato il momento di esportare quest’idea in tutto il mondo.

