Continuano senza sosta le stragi dei difensori della terra e dell’acqua in Honduras, uno dei paesi più pericolosi al mondo per gli ecologisti. L’ultima vittima è Oscar Oquelí Domínguez, attivista ambientale di Guapinol, nel nord del paese, ucciso in un attacco armato in cui è stata ferita anche sua madre.
🚨#ALERTA Asesinan a Oqueli Domínguez, hermano de defensores Reynaldo Dominguez y Ali Domínguez, también asesinado hace 5 meses. Honduras le ha fallado a lxs defensorxs y sus familias en Guapinol que enfrentan riesgo inminente por proteger parque nacional ante minería ilegal. pic.twitter.com/duhO5OIHUa
— Guapinol Resiste (@guapinolre) June 15, 2023
Le stragi degli ecologisti in Honduras
Dopo la morte della più famosa tra di loro, Berta Cáceres, la dirigente ambientalista del popolo lenca uccisa il 3 marzo 2016 per la sua lotta contro il progetto idroelettrico Agua Zarca, secondo l’ultimo rapporto di Global Witness, dal 2012 al 2021 sono morti ben 117 persone che hanno provato a lottare per proteggere la loro terra. Ai quali si aggiungono altri 11 soltanto nel 2022.
A denunciare l’episodio della morte dell’attivista di Guinapol è stato il Comitato comunale di difesa dei beni comuni e pubblici di Tocoa in Honduras.
“Non c’è stata alcuna risposta da parte delle autorità e l’ondata di violenza non ha fatto che peggiorare, lasciando in una situazione di totale vulnerabilità i difensori nella zona” denuncia attraverso un comunicato
E aggiunge: “La causa della violenza è il progetto di estrazione mineraria illegale, che ha causato solo morte e distruzione”.
Da questo, l’organizzazione locale ha invitato lo stato honduregno a intraprendere azioni “immediate e concrete” per proteggere la vita dei difensori, così come ad avviare un’indagine “pronta e indipendente da parte di autorità qualificate a Tegucigalpa”.

Un cognome familiare
Un cognome, quello dell’attivista ambientale, purtroppo già famoso ai necrologi honduregni. Circa 5 mesi fa infatti suo fratello più piccolo Aly Domínguez, è stato assassinato insieme a Jairo Bonilla, mentre tornavano a casa in moto dopo il lavoro.
Un crimine che la polizia aveva cercato di liquidare come un tentativo di rapina, malgrado sulla scena del crimine fossero stati trovati, accanto alla moto, cellulari e soldi.
In realtà, si pensa che dietro l’assassinio ci fosse l’impegno delle due vittime nella difesa del territorio e delle risorse idriche del Parco Nazionale della Montaña de Botaderos, minacciato dalla compagnia mineraria Inversiones Los Pinares.
Questa è di proprietà di una delle coppie più potenti in Honduras: quella formata da Lenir Pérez Solís, già protagonista di altri conflitti minerari, e Ana Facussé Madrid, figlia del noto proprietario terriero e produttore di palme africane Miguel Facussé Barjum.
Anche l’altro fratello di Oscar, quello maggiore, Reynaldo Dominguez, non se la è passata affatto bene.
E’ stato arbitrariamente arrestato nel 2019, insieme ad altri undici difensori ambientali, per reati quali furto, sequestro di persona, incendio doloso aggravato e usurpazione, nonché di associazione a delinquere.

La colpa è sempre la stessa: combattere contro la grande miniera
Per tutti loro, la colpa era una sola: combattere dal 2018 contro la grande miniera a cielo aperto operativa dal 2013 nella zona centrale del parco naturale, attraversata dai fiumi Guapinol e San Pedro, in un paese in cui più del 35% del territorio è occupato da concessioni minerarie.
Da allora, infatti, l’acqua dei rubinetti di Guapinol era diventata marrone e i residenti erano dovuti cominciare a ricorrere all’acqua in bottiglia per bere, cucinare e lavarsi.
Colpa riconducibile anche allo stesso Oscar Oquelí Domínguez, il cui omicidio, come ha evidenziato l’avvocato dei diritti umani Joaquín Mejía, è avvenuto a pochi mesi dal viaggio di Reynaldo in Europa durante cui ha denunciato la passività del governo di fronte all’illegalità delle operazioni estrattiviste.
“In mancanza di risposta da parte delle autorità, l’ondata di violenza non ha fatto che peggiorare nell’area. E la causa è il progetto minerario illegale, che ha provocato solo morte e distruzione”, le parole dell’organizzazione Guapinol Resiste.
L’ultimo commento è arrivato dalla rappresentante delle Nazioni Unite in Honduras, Alice Shackelford, che ha espresso il suo ripudio dell’atto di violenza facendo le sue condoglianze alle famiglie delle vittime.
“Mi unisco all’appello per una rapida indagine, giustizia e protezione come allo stesso tempo per unire le forze nella costruzione di un paese in pace e con giustizia” le parole di Shackelford.

