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Home » Attualità » Suicidio assistito, continua la battaglia della perugina Laura Santi

Suicidio assistito, continua la battaglia della perugina Laura Santi

La giornalista è affetta da una grave forma di sclerosi multipla e dopo anni di attesa di una risposta mai arrivata è passata alle vie legali supportata dall'associazione Luca Coscioni

Donatella Milani
26 Luglio 2023
laura-santi-suicidio-assistito

Laura Santi, giornalista perugina che chiede il suicidio assistito

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“Non abbiamo inventato nulla. C’è una legge, c’è una sentenza della Corte costituzionale del 2019. E noi in Veneto ci siamo limitati a rispettarla”. Così Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, commenta il suicidio assistito di Gloria, trevigiana di 78 anni, che si è fatta accompagnare alla morte domenica scorsa, in casa, vicino a Treviso.

Il presidente precisa che non si tratta di essere a favore della procedura o contro: “È doveroso rispettare le idee di tutti. Però è pur vero che prima viene la libertà del singolo, del paziente che si vede costretto in alcuni estremi casi a chiedere la somministrazione di questi farmaci. E io penso che non decidere per non immischiarsi in questi fatti, non essere coinvolti, vuol dire stare nel posto sbagliato. Noi siamo chiamati a rispettare i cittadini, le persone”.

La battaglia di Laura Santi per accedere al suicidio assistito

Eppure in Italia non tutte le persone che provano ad usufruire di quella legge riescono a raggiungere lo stesso risultato. Lo sa bene Laura Santi, 48 anni, giornalista di Perugia malata di sclerosi multipla che da anni porta avanti la sua battaglia. Un percorso lungo e difficile tra le maglie della burocrazia che lei però è decisa a continuare.

laura-santi-suicidio-assistito
La giornalista perugina è affetta da una grave forma di sclerosi multipla e sta perdendo l’autosufficinza

“Sono affetta da una forma grave di sclerosi multipla che non conosce cure e non conosce stop 24 ore su 24” sottolinea. Una patologia invalidante che la sta portando a perdere l’autosufficienza. Lei che non ha rinunciato a scrivere, diventando blogger sui temi della disabilità, del welfare e dei diritti (lavitapossibile.it) sostenuta dal marito Stefano, chiarisce: “Non ho ancora deciso di lasciare la vita, ma ho il diritto di essere libera di farlo“.

Domande senza una risposta

Attende da oltre un anno il completamento della procedura per l’accesso alla verifica delle proprie condizioni ai sensi della sentenza costituzionale 242/2019, per accedere all’aiuto al suicidio assistito, da parte della Ausl umbra di riferimento. Però il tempo passa e le risposte non arrivano.

Così ha deciso di passare alle vie legali: prima una denuncia ai Carabinieri nei confronti dell’Ausl Umbria 1, presentata insieme all’avvocato Filomena Gallo e a Marco Cappato (rispettivamente segretaria e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, alla quale Laura si è avvicinata in modo naturale fino a diventare testimonial della Campagna sul fine vita).

Poi anche un’azione in sede civile, con un ricorso d’urgenza in Tribunale in cui si chiede “un ordine del Giudice nei confronti dell’azienda sanitaria e il parere del Comitato Etico”.

Le vie legali

laura-santi-suicidio-assistito
Laura Santi è assistita dall’associazione Coscioni nella sua battaglia legale

Si tratta dello stesso procedimento avviato dal collegio legale dell’Associazione nelle Marche per conto di Federico Carboni, il primo italiano ad aver avuto accesso al suicidio assistito nel nostro Paese, dopo due anni di battaglie legali. La risposta è arrivata ai primi di luglio.

“La ricorrente ha diritto di ottenere un parere espresso dal Comitato etico regionale che dovrà essere emesso entro 30 giorni dalla sua costituzione” che “a sua volta dovrà intervenire entro 30 giorni dalla presente ordinanza”, ha stabilito il Tribunale Civile di Perugia.

Che inoltre ha accertato “il diritto della ricorrente, qualora all’esito del parere del Comitato etico e delle valutazioni rimesse all’Usl Umbria 1, vengano individuate positivamente le precondizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, a ottenere che l’Usl convenuta indichi anche le modalità di attuazione, individuando farmaco e posologia”.

“La decisione – è stato il commento dell’avvocato Gallo – accerta il diritto di Laura Santi a ottenere il completamento delle verifiche”. La battaglia della giornalista perugina va avanti…

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"Non abbiamo inventato nulla. C'è una legge, c'è una sentenza della Corte costituzionale del 2019. E noi in Veneto ci siamo limitati a rispettarla". Così Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, commenta il suicidio assistito di Gloria, trevigiana di 78 anni, che si è fatta accompagnare alla morte domenica scorsa, in casa, vicino a Treviso. Il presidente precisa che non si tratta di essere a favore della procedura o contro: "È doveroso rispettare le idee di tutti. Però è pur vero che prima viene la libertà del singolo, del paziente che si vede costretto in alcuni estremi casi a chiedere la somministrazione di questi farmaci. E io penso che non decidere per non immischiarsi in questi fatti, non essere coinvolti, vuol dire stare nel posto sbagliato. Noi siamo chiamati a rispettare i cittadini, le persone".

La battaglia di Laura Santi per accedere al suicidio assistito

Eppure in Italia non tutte le persone che provano ad usufruire di quella legge riescono a raggiungere lo stesso risultato. Lo sa bene Laura Santi, 48 anni, giornalista di Perugia malata di sclerosi multipla che da anni porta avanti la sua battaglia. Un percorso lungo e difficile tra le maglie della burocrazia che lei però è decisa a continuare.
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La giornalista perugina è affetta da una grave forma di sclerosi multipla e sta perdendo l'autosufficinza
"Sono affetta da una forma grave di sclerosi multipla che non conosce cure e non conosce stop 24 ore su 24" sottolinea. Una patologia invalidante che la sta portando a perdere l’autosufficienza. Lei che non ha rinunciato a scrivere, diventando blogger sui temi della disabilità, del welfare e dei diritti (lavitapossibile.it) sostenuta dal marito Stefano, chiarisce: "Non ho ancora deciso di lasciare la vita, ma ho il diritto di essere libera di farlo".

Domande senza una risposta

Attende da oltre un anno il completamento della procedura per l’accesso alla verifica delle proprie condizioni ai sensi della sentenza costituzionale 242/2019, per accedere all’aiuto al suicidio assistito, da parte della Ausl umbra di riferimento. Però il tempo passa e le risposte non arrivano. Così ha deciso di passare alle vie legali: prima una denuncia ai Carabinieri nei confronti dell’Ausl Umbria 1, presentata insieme all'avvocato Filomena Gallo e a Marco Cappato (rispettivamente segretaria e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, alla quale Laura si è avvicinata in modo naturale fino a diventare testimonial della Campagna sul fine vita). Poi anche un'azione in sede civile, con un ricorso d'urgenza in Tribunale in cui si chiede "un ordine del Giudice nei confronti dell’azienda sanitaria e il parere del Comitato Etico".

Le vie legali

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Laura Santi è assistita dall'associazione Coscioni nella sua battaglia legale
Si tratta dello stesso procedimento avviato dal collegio legale dell’Associazione nelle Marche per conto di Federico Carboni, il primo italiano ad aver avuto accesso al suicidio assistito nel nostro Paese, dopo due anni di battaglie legali. La risposta è arrivata ai primi di luglio. "La ricorrente ha diritto di ottenere un parere espresso dal Comitato etico regionale che dovrà essere emesso entro 30 giorni dalla sua costituzione" che "a sua volta dovrà intervenire entro 30 giorni dalla presente ordinanza", ha stabilito il Tribunale Civile di Perugia. Che inoltre ha accertato "il diritto della ricorrente, qualora all’esito del parere del Comitato etico e delle valutazioni rimesse all’Usl Umbria 1, vengano individuate positivamente le precondizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito, a ottenere che l’Usl convenuta indichi anche le modalità di attuazione, individuando farmaco e posologia". "La decisione - è stato il commento dell'avvocato Gallo - accerta il diritto di Laura Santi a ottenere il completamento delle verifiche". La battaglia della giornalista perugina va avanti...
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