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Home » Attualità » Licenziato per una bestemmia, torna al lavoro. La giustizia trionfa grazie anche alla risonanza mediatica

Licenziato per una bestemmia, torna al lavoro. La giustizia trionfa grazie anche alla risonanza mediatica

Il lavoratore del call center di Bologna licenziato per l’ormai famosa bestemmia è stato reintegrato. I sindacati soddisfatti revocano lo sciopero

Margherita Ambrogetti Damiani
6 Dicembre 2023
licenziato-bestemmia-lavoro
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Tutto è bene quel che finisce bene: il lavoratore del call center di Bologna licenziato per l’ormai famosa bestemmia è stato reintegrato. Con un comunicato, Covisian ha revocato il provvedimento considerato sin dal primo istante dalle sigle sindacali SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL sproporzionato e del tutto ingiustificato.

Il ritorno in azienda è stato accolto con favore da parte dei sindacati che, in una nota, oltre ad augurare un buon rientro al lavoratore, auspicano il ripristino di un clima di distensione e serenità in azienda e fanno sapere che lo sciopero a oltranza previsto fino a domenica 10 dicembre è stato revocato.

Il caso: licenziato per una bestemmia

Qualche giorno fa un lavoratore di un call center, nel bel mezzo di un malfunzionamento delle strumentazioni necessarie per svolgere le proprie mansioni, tra sé e sé si è lasciato andare a un’imprecazione a voce alta che, seppure di certo evitabile, non aveva destinatari diretti.

Ad assistere all’accaduto è stato uno degli emissari di Hera, azienda appaltante che ha affidato a Covisian la gestione del call center. La bestemmia pare abbia turbato la sua sensibilità a tal punto da segnalare l’accaduto ai superiori che, senza pensarci troppo, hanno provveduto al licenziamento.

A nulla sono valse le scuse del lavoratore e il suo pentimento. Il vaso ormai pareva essere irrimediabilmente rotto. Fino ad oggi.

licenziato-bestemmia-lavoro

La risonanza mediatica e il lieto fine

Un lieto fine che apre la strada a un positivo precedente niente affatto scontato. Fino a ieri, in pochi avrebbero sperato in una simile decisione. La cassa di risonanza mediatica data alla notizia, la mobilitazione unitaria, le dimostrazioni di solidarietà giunte a mezzo social da tutta Italia hanno sicuramente fatto la propria parte.

Una reazione “dal basso” a una palese ingiustizia che, in assenza dell’articolo 18, si sarebbe trasformata nell’ennesima tragedia umana e personale di lavoratori costretti ad abbassare la testa pur di tenersi stretto lo stipendio. Senza l’articolo 18, infatti, neanche una sentenza del tribunale a suo favore avrebbe consentito al lavoratore di tornare al proprio posto. L’azienda se la sarebbe cavata con un indennizzo irrisorio e una metaforica stretta di mano.

Alla luce di ciò, viene da pensare che l’immediatezza della comunicazione degli anni Venti del duemila non sia poi così del tutto negativa. Fino a qualche decennio fa, una situazione come quella accaduta al lavoratore e la conseguente mobilitazione unitaria da parte dei sindacati avrebbero corso il rischio di restare invisibili.

licenziato-bestemmia-lavoro

Con il web e i social, la probabilità che ciò accada è molto minore e la funzione sociale del Panopticon del filosofo Jeremy Bentham, vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, trova una inaspettata applicazione pratica. Il carcere ideale progettato dal pensatore, che permette di osservare tutti senza consentire loro di capire se siano in quel momento controllati o meno, ha molti elementi in comune con la rete che tutto vede e tutto sa.

Proprio il rischio di essere visti e, dunque, sanzionati, condurrebbe le persone, secondo Bentham, a rispettare le regole come se fossero sempre osservati. Un comportamento “imposto” che, nel tempo, potrebbe diventare consuetudine.

Passando dalla filosofia teorica a quella applicata, si spera che d’ora in poi si conti fino a mille prima di giocare a freccette con il destino dei propri lavoratori, considerando carta straccia diritti e contratti nazionali.

Per quanto riguarda la faccenda politica, le cose sono assai diverse e più complesse. Il Panopticon da solo non basterà a ripristinare l’articolo 18 e difficilmente scalfirà i partiti. C’è da scommettere, però, che la lotta sindacale non si placherà e non è da escludere che, in tempi di campagna elettorale, anche il social-consenso possa contribuire a inclinare il piano dalla parte giusta.

Una cosa è certa: in uno Stato laico, licenziare per una bestemmia non è giusto. Buon rientro, caro lavoratore bolognese.

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Il ritorno in azienda è stato accolto con favore da parte dei sindacati che, in una nota, oltre ad augurare un buon rientro al lavoratore, auspicano il ripristino di un clima di distensione e serenità in azienda e fanno sapere che lo sciopero a oltranza previsto fino a domenica 10 dicembre è stato revocato.

Il caso: licenziato per una bestemmia

Qualche giorno fa un lavoratore di un call center, nel bel mezzo di un malfunzionamento delle strumentazioni necessarie per svolgere le proprie mansioni, tra sé e sé si è lasciato andare a un’imprecazione a voce alta che, seppure di certo evitabile, non aveva destinatari diretti.

Ad assistere all’accaduto è stato uno degli emissari di Hera, azienda appaltante che ha affidato a Covisian la gestione del call center. La bestemmia pare abbia turbato la sua sensibilità a tal punto da segnalare l’accaduto ai superiori che, senza pensarci troppo, hanno provveduto al licenziamento.

A nulla sono valse le scuse del lavoratore e il suo pentimento. Il vaso ormai pareva essere irrimediabilmente rotto. Fino ad oggi.

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La risonanza mediatica e il lieto fine

Un lieto fine che apre la strada a un positivo precedente niente affatto scontato. Fino a ieri, in pochi avrebbero sperato in una simile decisione. La cassa di risonanza mediatica data alla notizia, la mobilitazione unitaria, le dimostrazioni di solidarietà giunte a mezzo social da tutta Italia hanno sicuramente fatto la propria parte.

Una reazione “dal basso” a una palese ingiustizia che, in assenza dell’articolo 18, si sarebbe trasformata nell’ennesima tragedia umana e personale di lavoratori costretti ad abbassare la testa pur di tenersi stretto lo stipendio. Senza l’articolo 18, infatti, neanche una sentenza del tribunale a suo favore avrebbe consentito al lavoratore di tornare al proprio posto. L’azienda se la sarebbe cavata con un indennizzo irrisorio e una metaforica stretta di mano.

Alla luce di ciò, viene da pensare che l’immediatezza della comunicazione degli anni Venti del duemila non sia poi così del tutto negativa. Fino a qualche decennio fa, una situazione come quella accaduta al lavoratore e la conseguente mobilitazione unitaria da parte dei sindacati avrebbero corso il rischio di restare invisibili.

licenziato-bestemmia-lavoro

Con il web e i social, la probabilità che ciò accada è molto minore e la funzione sociale del Panopticon del filosofo Jeremy Bentham, vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento, trova una inaspettata applicazione pratica. Il carcere ideale progettato dal pensatore, che permette di osservare tutti senza consentire loro di capire se siano in quel momento controllati o meno, ha molti elementi in comune con la rete che tutto vede e tutto sa.

Proprio il rischio di essere visti e, dunque, sanzionati, condurrebbe le persone, secondo Bentham, a rispettare le regole come se fossero sempre osservati. Un comportamento "imposto" che, nel tempo, potrebbe diventare consuetudine.

Passando dalla filosofia teorica a quella applicata, si spera che d'ora in poi si conti fino a mille prima di giocare a freccette con il destino dei propri lavoratori, considerando carta straccia diritti e contratti nazionali.

Per quanto riguarda la faccenda politica, le cose sono assai diverse e più complesse. Il Panopticon da solo non basterà a ripristinare l’articolo 18 e difficilmente scalfirà i partiti. C’è da scommettere, però, che la lotta sindacale non si placherà e non è da escludere che, in tempi di campagna elettorale, anche il social-consenso possa contribuire a inclinare il piano dalla parte giusta.

Una cosa è certa: in uno Stato laico, licenziare per una bestemmia non è giusto. Buon rientro, caro lavoratore bolognese.

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