“È qualcosa che ti porta a un tempo lontano, che io credevo non avrei vissuto più, che la vita mi aveva portato false speranze”.
Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta al campo di concentramento di Aushwitz, ospite di Che Tempo che Fa, sul Nove, interviene su quello che sta succedendo oggi in Israele e in Palestina, ma con uno sguardo di chi, quel tipo di conflitto basato sull’odio, l’ha provato sulla propria pelle.
“Oggi è molto difficile non avere paura, però è più forte di me, io voglio essere libera e non avere paura, questa è l’eredità morale che lascio ai miei figli e ai miei nipoti”, afferma la 93enne.
La Commissione contro l’incitamento odio

“Ho ascoltato prima di entrare quelli che hanno parlato e in particolare David Grossman, che conoscevo già ma che ha trovato delle parole straordinarie in cui c’è l’incubo, l’amarezza del momento, il terrore del futuro, tutto quello che un israeliano poeta della pace come lui può dire.
Uno che ha perso un figlio, che conosce il mondo in cui vive, con le cose tragiche, con le delusioni, le speranze”, afferma la 93enne intervistata da Fabio Fazio. “Quando mi hai invitato a venire qua tutto questo era inimmaginabile, parliamo di uno, due mesi fa.
Una cosa volevo dire in trasmissione: ero già molto vecchia quando sono entrata in Senato ma ho subito pensato che quello che volevo lasciare di me di bello, di morale, di interessante, era la commissione di cui io sono Presidente, che per fortuna è stata rinnovata anche nella nuova legislatura, contro l’incitamento all’odio“.
Liliana Segre: “Vittime bambini colpevoli solo di esser nati”
[…]Che speranze ci sono per una nonna come sono io, dopo aver visto quello che è successo a bambini colpevoli solo di esser nati? È qualcosa che ti porta a un tempo lontano, che io credevo non avrei vissuto più, che la vita mi aveva portato false speranze”, spiega evidentemente molto toccata da ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, alle migliaia di civili vittime dei bombardamenti.
Su cosa alimenta l’odio, la senatrice Segre afferma: “Io lo vorrei capire fino in fondo. Probabilmente non sono abbastanza dentro le cose, sono nata a Milano e ho sempre vissuto qui: arrivare a quell’odio di questi giorni da ambo le parti, lo trovo veramente una cosa terribile, che non mi fa dormire, sentendomi così incapace, impossibilitata a fare nulla per nessuno.
Non ho una risposta, perché sono una donna di pace”.

“C’è una scelta di odio e di vendetta, io l’ho fatta prestissimo questa scelta, non potevo essere come i miei assassini”, aggiunge in merito alla percezione del dolore altrui e sul sentimento della compassione. “Ho letto oggi una poesia di un poeta americano, Foster.
Lui prega, ha la fortuna di chi è religioso di pregare, e questa persona scrive così bene che ognuno è un altro uomo e questo dovrebbe impedire di uccidere l’altro. In questa giornata di incubo, di vuoto, di attesa di quello che può succedere, è bellissimo che in questa poesia in cui si prega, in cui c’è uomo contro uomo, bambino contro bambino, ognuno ritrovi l’essenza di sé”.
L’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma
Il 16 ottobre 1943 fu il ‘sabato nero’, con l’orrore del rastrellamento del Ghetto di Roma da parte delle SS. Furono 1259 – 689 donne, 363 uomini e 207 bambini – le persone portate via dalle loro case, strappate alle loro vite per essere condotto nei campi di concentramento. Le truppe naziste scelsero quella data appositamente: era il giorno del riposo per gli ebrei che celebravano anche la festa del Sukkot.
In occasione dell’80esimo anniversario, Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, durante la trasmissione “Che tempo che fa” su Discovery precisa: “Non solo verrei ricordarlo, io allora non sapevo niente di questo, ero nascosta da generosi amici, ma neanche quando fui al lager conobbi alcun romano che era sfuggito.
Poi ho conosciuto una ragazza romana, Graziella Coen, che mi raccontò com’erano andate le cose; la cosa più strana è che i miei nonni materni erano a Roma ma i tedeschi che avevano l’elenco di chi portare al collegio militare non avevano il loro nome, e si salvarono.

Io avevo 13 anni, si può essere già delle donnine, io invece ero una ragazzina molto sciocca, ingenua, molto legata alla mia famiglia, stavo a sentire loro cosa mi dicevano di fare – continua -. Io mi ricordo quelle giornate, quelle notti, ero attaccata alla radio dei vicini, ascoltavo le notizie e le riportavo ai miei, che si disperavano, e avevano ragione, mente io non avevo capito”.
“Ho sempre chiesto scusa agli eredi di quelli che mi tenevano nascosta, rischiando la vita; io non ero un’ospite grata, ero così seccata di non essere coi miei, fuori posto, in una famiglia non mia, che avevo il coraggio di essere una ragazzina col muso, di cattivo umore, poi mi ci è voluta la vita per chiedere scusa.
Ero veramente un’egoista, maleducata, che voleva stare con la mia famiglia. Forse era meglio, visto che poi non li ho mai più visti”.

