Ha parlato di economia sostenibile, di parità di genere, ha condannato ogni tipo di violenza, da quella quotidiana e silenziosa a quella fragorosa della guerra. Ha parlato ai giovani e per i giovani il Papa, durante il suo intervento al The Economy of Francesco, incontro globale annuale dei giovani economisti, change-maker e imprenditori che quest’anno è arrivato alla sua quarta edizione.
È avvenuto oggi in diretta streaming da Assisi, con collegamenti da tutto il mondo.
La sfida economica
L’economia globale, si sa, sta vivendo tempi bui. Tra la guerra alle porte dell’Europa, i vari conflitti che continuano da anni nel mondo, la crisi ambientale e le diseguaglianze (vecchie e nuove). Una delle sfide principali, per i promotori di EoF, “è la necessità di nuove narrazioni”.
La necessità di rifondare i capitali spirituali e narrativi del nostro tempo ha accompagnato la comunità di Economy of Francesco durante tutto il 2023, perché – ricordano gli organizzatori: “senza trasformare le esperienze in storie, i fatti non diventano fenomeni sociali, rischiano di rimanere fatti muti. Gli eventi collettivi iniziano quando cerchiamo di raccontarli a qualcuno che vuole ascoltarci”.
E sicuramente è stato ascoltato il Pontefice, durante il suo lungo intervento pieno di spunti di riflessione. Ha parlato ai giovani, dicevamo, utilizzando il loro linguaggio, ovvero andando a toccare quei temi che stanno più a cuore alle nuove generazioni e su cui, troppe volte, non vengono ascoltate.

Il discorso di Papa Francesco ai giovani
“Carissime e carissimi giovani, è bello ritrovarvi a un anno dall’evento di Assisi, e sapere che il vostro lavoro per rianimare l’economia va avanti con frutti, entusiasmo e impegno – ha esordito il pontefice – Mi avete spesso sentito dire che la realtà è superiore all’idea. E tuttavia le idee ispirano e c’è un’idea che, sin da quando ero un giovane studente di teologia, mi affascina. In latino si chiama la coincidentia oppositorum, cioè l’unità degli opposti. Secondo questa idea la realtà è fatta di poli opposti, di coppie che sono in opposizione tra loro […]
Cosa fare di questi opposti? Certo si può tentare di scegliere uno dei due e di eliminare l’altro. Oppure, come suggerivano gli autori che studiavo, nel tentativo di conciliare gli opposti, si potrebbe fare una sintesi, evitando di cancellare un polo o l’altro per risolverli in un piano superiore, dove però la tensione non sia eliminata”.
Trovare un equilibrio, un punto di incontro tra estremità opposte. È questo cui fa riferimento in sostanza. E di poli opposti, la nostra società (nonché economia), ne è piena.
Contro l’economia che uccide e che inquina
“C’è l’economia del denaro, dei bonus e di stipendi altissimi accanto a una economia della cura, delle relazioni umane, di stipendi troppo bassi per poter vivere bene – ha proseguito – Dove è la coincidenza tra questi opposti? Essa si trova nella natura autentica dell’economia: essere luogo di inclusione e cooperazione, generazione continua di valore da creare e mettere in circolo con gli altri.
Il piccolo ha bisogno del grande, il concreto dell’astratto, il contratto del dono, la povertà della ricchezza condivisa. Tuttavia, non dimenticatelo, ci sono opposizioni che non generano affatto un’armonia.
L’economia che uccide non coincide con una economia che fa vivere; l’economia delle enormi ricchezze per pochi non si armonizza dal proprio interno con i troppi poveri che non hanno di come vivere; il gigantesco business delle armi non avrà mai nulla in comune con l’economia della pace; l’economia che inquina e distrugge il pianeta non trova nessuna sintesi con quella che lo rispetta e lo custodisce.
L’economia che uccide, che esclude, che inquina, che produce guerra, non è economia: altri la chiamano economia, ma è solo un vuoto, un’assenza, è una malattia, una perversione dell’economia stessa e della sua vocazione.
Le armi prodotte e vendute per le guerre, i profitti fatti sulla pelle dei più vulnerabili e indifesi, come chi lascia la propria terra in cerca di un migliore avvenire, lo sfruttamento delle risorse e dei popoli che rubano terre e salute: tutto questo non è economia, non è un polo buono della realtà da mantenere. È solo prepotenza, violenza, è solo un assetto predatorio da cui liberare l’umanità”.

Basta escludere i poveri e le donne
“Fare economia significa prenderci cura della casa comune, e questo non sarà possibile se non avremo occhi allenati a vedere il mondo a partire dalle periferie: lo sguardo degli esclusi, degli ultimi. Finora lo sguardo sulla casa che si è imposto è stato quello degli uomini, dei maschi, in genere occidentali e del nord del mondo – sempre il Pontefice –
Abbiamo lasciato fuori per secoli, tra gli altri, lo sguardo delle donne: se fossero stati presenti, ci avrebbero fatto vedere meno merci e più relazioni, meno denaro e più redistribuzione, più attenzione a chi ha e a chi non ha, più realtà e meno astrazioni, più corpo e meno chiacchiere. Non possiamo più continuare ad escludere sguardi diversi dalla prassi e dalla teoria economica, così come dalla vita della Chiesa.
Per questo, una mia gioia speciale è vedere quante giovani donne sono protagoniste di Economy of Francesco. L’economia integrale è quella che si fa con e per i poveri – in tutti i modi in cui si è poveri oggi – gli esclusi, gli invisibili, quelli che non hanno voce per farsi sentire.
Anche nella teologia abbiamo troppe volte ‘studiato i poveri’ ma abbiamo poco studiato ‘con i poveri’: da oggetto della scienza devono diventare soggetti, perché ogni persona ha storie da raccontare, ha un pensiero sul mondo: la prima povertà dei poveri è essere esclusi dal dire la loro, esclusi dalla stessa possibilità di esprimere un pensiero considerato serio. Si tratta di dignità e rispetto, troppo spesso negati”.
Il messaggio incoraggiante: “Mi fido di voi”
“Cari giovani, non abbiate paura delle tensioni e dei conflitti, cercate di abitarli e di umanizzarli, ogni giorno. Vi affido il compito di custodire la casa comune ed avere il coraggio del cammino. È difficile, ma so che voi potete farcela perché ce la state già facendo – ha concluso – Non chiudetevi in voi stessi: le oasi nel deserto sono luoghi cui tutti devono poter accedere, crocevia in cui sostare e da cui ripartire diversi.
C’è più spazio per voi di quanto oggi non appaia. Vi chiedo quindi di rimanere attivamente uniti, costruendo su temi operativi veri e propri ponti fra i continenti, che portino definitivamente fuori l’umanità dall’era coloniale e delle diseguaglianze. Date volti, contenuto e progetti a una fraternità universale. Siate pionieri dall’interno della vita economica e imprenditoriale di uno sviluppo umano integrale. Mi fido di voi, e, non dimenticatelo mai: vi voglio molto bene”.

