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Home » Attualità » Scuole occupate: gli studenti fanno rumore, ma invece di ascoltarli si tenta di farli tacere

Scuole occupate: gli studenti fanno rumore, ma invece di ascoltarli si tenta di farli tacere

Licei romani occupati da giorni, studenti contro le politiche scolastiche del governo fanno lo slalom fra denunce, minacce di sgomberi e petizioni contro di loro

Margherita Ambrogetti Damiani
8 Dicembre 2023
scuole-occupate-studenti-roma

l liceo Visconti occupato a Roma. LaPresse

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Ad alcuni sembreranno solo un ricordo di gioventù, altri ne difenderanno i principi e il valore sociale, altri ancora non tarderanno a condannarle: sono le occupazioni delle scuole e in queste ore, tra polemiche e social, stanno andando in scena nella Capitale e non solo. Ad essere stati occupati sono i licei Mamiani, Tasso, Righi, Virgilio, Morgagni, Vittoria Colonna, Manara, Archimede, Aristofane.

Occupazioni a catena nelle scuole

A dare il via all’ondata di proteste gli studenti del Mamiani, noto liceo romano di viale delle Milizie. Dopo essere riusciti ad aprire i cancelli, in piena notte sono entrati nell’istituto, bloccandone gli ingressi. La sensazione è che la situazione non sia destinata a placarsi. Un domino che potrebbe andare ben oltre i confini di Roma e che spalanca le porte all’ennesima polarizzazione made in Italy tra favorevoli e contrari che, neanche a dirlo, avrà come manovratrice sovrana la politica.

Al di là del giusto e dello sbagliato, degli striscioni “calati” sulle facciate delle scuole e delle prese di posizione da salotto di benpensanti che, un secondo dopo l’occupazione, sono corsi a puntare il dito contro ragazzi e famiglie, ci sono una serie di motivazioni valide e puntualmente argomentate di cui varrebbe la pena discutere pubblicamente, evitando di declassare l’azione collettiva a mera protesta finalizzata a saltare qualche giorno di scuola.

 

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Un post condiviso da Collettivo Autorg. Mamiani (@collettivo.autorg.mamiani)

I motivi delle proteste

Con un comunicato, i collettivi promotori delle occupazioni hanno reso noto di protestare contro la gestione del sistema scolastico del governo Meloni, proponendo peraltro valide alternative e soluzioni finalizzate ad avvicinare l’istruzione alle nuove generazioni. Dagli studenti anche un chiarimento: l’atto è da intendersi come un’azione di contestazione politica e non come una forma di protesta contro il corpo docenti, il personale Ata e la dirigenza scolastica.

Chi ha in mente scene da rivolta si ravveda: le ragazze e i ragazzi hanno organizzato un programma ben strutturato di approfondimenti e attività. Momenti di riflessione collettiva, dibattiti, cineforum, confronti, attività sportive. Un’autogestione niente affatto lasciata al caso e per nulla priva di contenuti. Dal canto loro, i presidi hanno già sporto denuncia.

Un atto dovuto, rendono noto. Su Change.org, qualche genitore ha addirittura organizzato una petizione, sostenendo che le occupazioni non fanno altro che creare danni. Uno scontro generazionale che ha poco di nuovo, se non fosse per il clima politico in cui sta trovando terreno fertile. A pochi giorni dalla salviniana precettazione a seguito dello sciopero promosso dai sindacati dei trasportatori, il no all’occupazione ha tutta l’aria di non passare sotto silenzio.

La lotta politica al dissenso

L’ordine e la disciplina purché siano, in virtù di un verosimile quieto vivere, rischiano di trasformarsi da parole da campagna elettorale a valori da difendere a ogni costo e senza distinzioni. D’altronde, digitando su un qualsiasi motore di ricerca le parole “occupazioni Roma”, è difficile non imbattersi in titoli roboanti che raccontano storie di bombe carta e devastazione. Evitando di avventurarsi nell’inutile tentativo di negare che ciò sia davvero accaduto, generalizzare non è mai giusto né culturalmente onesto.

Ai giovani chiediamo coinvolgimento e partecipazione ma non diamo loro gli strumenti per agire. Ci ostiniamo a inquadrarli in paradigmi del passato – di cui la scuola né è chiaro esempio – senza ascoltarli, provare a capirli. Pochi sono i casi virtuosi. Uno tra tutti quello del “Marco Polo” di Firenze, istituto in cui, oltre a essere stata avviata la sperimentazione della scuola senza voti, si è intrapresa la strada della modernizzazione formativa negli spazi, nei contenuti e nelle modalità.

Le rivendicazioni degli studenti

Con l’occupazione, le studentesse e gli studenti stanno gridando alla politica che la scuola appartiene a loro. Un’azione estrema – ma di certo non nuova alle cronache – che tenta di dare voce a chi teme di non averla. I ragazzi protestano, si dimenano, fanno rumore, esistono. Sbagliano, certamente. Ma ci sono. E questo, di per sé, dovrebbe essere un valore.

Ragionare in termini di irruzioni, polizia e manganelli non farà altro che rendere più profondo il solco che li separa dalla politica.

 

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Un post condiviso da No Justice No Peace Italy (@nojusticenopeace_italy)

Lo sgombero come unica opzione

La notizia dello sgombero del consultorio “Mi cuerpo es mio” in via Gallo a Catania per mano della Polizia di certo non ha migliorato le cose. Attuato in esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo della Procura di Catania per restituire all’Ente Morale Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”, lo sgombero arriva dopo l’occupazione dei locali da parte degli aderenti al centro sociale Liotru/Spazi Sociali.

I luoghi ospitavano lo studentato 95100, sede delle attività di consultorio di “Non Una Di Meno”, cuore della lotta transfemminista. In molte e molti la ritengono un’azione insensata e gravissima, soprattutto in un’epoca in cui le attività volte a contrastare la violenza di genere appaiono più urgenti che mai. Molte le dimostrazioni di solidarietà, tra cui quella del fumettista Zerocalcare che ha fatto visita al presidio permanente.

L’aria che tira non è affatto buona. L’auspicio è che si ritrovi serenità nel dialogo con i corpi sociali in senso esteso. Criminalizzare i centri sociali catanesi, gli studenti romani, i trasportatori italiani non farà altro che acutizzare la rabbia sociale. La risposta, come al solito, è nascosta in una politica matura, capace di ascoltare e non imporre, capire e non convincere, e di spostare molto oltre l’orizzonte della prossima campagna elettorale il tetto delle proprie aspettative.

In “Come te nessuno mai”, film di Gabriele Muccino che ha fatto epoca ed è rimasto nitidamente impresso nei cuori e nelle menti di intere generazioni, un giovanissimo Silvio Muccino, con compagne e compagni, urlava in un corridoio trepidante: “Contro la scuola dei padroni, dieci, cento, mille occupazioni!”. Era il 1999. Le parole sono sempre quelle. Ascoltarle non farà male a nessuno.

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Ad alcuni sembreranno solo un ricordo di gioventù, altri ne difenderanno i principi e il valore sociale, altri ancora non tarderanno a condannarle: sono le occupazioni delle scuole e in queste ore, tra polemiche e social, stanno andando in scena nella Capitale e non solo. Ad essere stati occupati sono i licei Mamiani, Tasso, Righi, Virgilio, Morgagni, Vittoria Colonna, Manara, Archimede, Aristofane.

Occupazioni a catena nelle scuole

A dare il via all'ondata di proteste gli studenti del Mamiani, noto liceo romano di viale delle Milizie. Dopo essere riusciti ad aprire i cancelli, in piena notte sono entrati nell’istituto, bloccandone gli ingressi. La sensazione è che la situazione non sia destinata a placarsi. Un domino che potrebbe andare ben oltre i confini di Roma e che spalanca le porte all’ennesima polarizzazione made in Italy tra favorevoli e contrari che, neanche a dirlo, avrà come manovratrice sovrana la politica.

Al di là del giusto e dello sbagliato, degli striscioni “calati” sulle facciate delle scuole e delle prese di posizione da salotto di benpensanti che, un secondo dopo l’occupazione, sono corsi a puntare il dito contro ragazzi e famiglie, ci sono una serie di motivazioni valide e puntualmente argomentate di cui varrebbe la pena discutere pubblicamente, evitando di declassare l’azione collettiva a mera protesta finalizzata a saltare qualche giorno di scuola.

 
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I motivi delle proteste

Con un comunicato, i collettivi promotori delle occupazioni hanno reso noto di protestare contro la gestione del sistema scolastico del governo Meloni, proponendo peraltro valide alternative e soluzioni finalizzate ad avvicinare l’istruzione alle nuove generazioni. Dagli studenti anche un chiarimento: l’atto è da intendersi come un'azione di contestazione politica e non come una forma di protesta contro il corpo docenti, il personale Ata e la dirigenza scolastica.

Chi ha in mente scene da rivolta si ravveda: le ragazze e i ragazzi hanno organizzato un programma ben strutturato di approfondimenti e attività. Momenti di riflessione collettiva, dibattiti, cineforum, confronti, attività sportive. Un’autogestione niente affatto lasciata al caso e per nulla priva di contenuti. Dal canto loro, i presidi hanno già sporto denuncia.

Un atto dovuto, rendono noto. Su Change.org, qualche genitore ha addirittura organizzato una petizione, sostenendo che le occupazioni non fanno altro che creare danni. Uno scontro generazionale che ha poco di nuovo, se non fosse per il clima politico in cui sta trovando terreno fertile. A pochi giorni dalla salviniana precettazione a seguito dello sciopero promosso dai sindacati dei trasportatori, il no all’occupazione ha tutta l’aria di non passare sotto silenzio.

La lotta politica al dissenso

L’ordine e la disciplina purché siano, in virtù di un verosimile quieto vivere, rischiano di trasformarsi da parole da campagna elettorale a valori da difendere a ogni costo e senza distinzioni. D’altronde, digitando su un qualsiasi motore di ricerca le parole “occupazioni Roma”, è difficile non imbattersi in titoli roboanti che raccontano storie di bombe carta e devastazione. Evitando di avventurarsi nell’inutile tentativo di negare che ciò sia davvero accaduto, generalizzare non è mai giusto né culturalmente onesto.

Ai giovani chiediamo coinvolgimento e partecipazione ma non diamo loro gli strumenti per agire. Ci ostiniamo a inquadrarli in paradigmi del passato - di cui la scuola né è chiaro esempio - senza ascoltarli, provare a capirli. Pochi sono i casi virtuosi. Uno tra tutti quello del “Marco Polo” di Firenze, istituto in cui, oltre a essere stata avviata la sperimentazione della scuola senza voti, si è intrapresa la strada della modernizzazione formativa negli spazi, nei contenuti e nelle modalità.

Le rivendicazioni degli studenti

Con l’occupazione, le studentesse e gli studenti stanno gridando alla politica che la scuola appartiene a loro. Un’azione estrema - ma di certo non nuova alle cronache - che tenta di dare voce a chi teme di non averla. I ragazzi protestano, si dimenano, fanno rumore, esistono. Sbagliano, certamente. Ma ci sono. E questo, di per sé, dovrebbe essere un valore.

Ragionare in termini di irruzioni, polizia e manganelli non farà altro che rendere più profondo il solco che li separa dalla politica.

 
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Lo sgombero come unica opzione

La notizia dello sgombero del consultorio “Mi cuerpo es mio” in via Gallo a Catania per mano della Polizia di certo non ha migliorato le cose. Attuato in esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo della Procura di Catania per restituire all’Ente Morale Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero”, lo sgombero arriva dopo l’occupazione dei locali da parte degli aderenti al centro sociale Liotru/Spazi Sociali.

I luoghi ospitavano lo studentato 95100, sede delle attività di consultorio di “Non Una Di Meno”, cuore della lotta transfemminista. In molte e molti la ritengono un’azione insensata e gravissima, soprattutto in un’epoca in cui le attività volte a contrastare la violenza di genere appaiono più urgenti che mai. Molte le dimostrazioni di solidarietà, tra cui quella del fumettista Zerocalcare che ha fatto visita al presidio permanente.

L’aria che tira non è affatto buona. L’auspicio è che si ritrovi serenità nel dialogo con i corpi sociali in senso esteso. Criminalizzare i centri sociali catanesi, gli studenti romani, i trasportatori italiani non farà altro che acutizzare la rabbia sociale. La risposta, come al solito, è nascosta in una politica matura, capace di ascoltare e non imporre, capire e non convincere, e di spostare molto oltre l’orizzonte della prossima campagna elettorale il tetto delle proprie aspettative.

In “Come te nessuno mai”, film di Gabriele Muccino che ha fatto epoca ed è rimasto nitidamente impresso nei cuori e nelle menti di intere generazioni, un giovanissimo Silvio Muccino, con compagne e compagni, urlava in un corridoio trepidante: “Contro la scuola dei padroni, dieci, cento, mille occupazioni!”. Era il 1999. Le parole sono sempre quelle. Ascoltarle non farà male a nessuno.

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