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Home » Attualità » Mostra di Venezia 80, sul red carpet il flashmob per il popolo iraniano

Mostra di Venezia 80, sul red carpet il flashmob per il popolo iraniano

Striscioni, cartelli e slogan: "Donna, vita, libertà". Presenti anche la giuria e la madrina Murino per non dimenticare le vittime del regime

Marianna Grazi
3 Settembre 2023
venezia-80-flashmob-popolo-iraniano

Il flashmob per il popolo iraniano sul red carpet della Mostra del cinema di Venezia (Reuters)

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La Mostra del cinema di Venezia, come spesso accade in certe manifestazioni, non è solo cinema. Sul red carpet, sabato 2 settembre, hanno sfilato decine di persone in un flashmob per ricordare Mahsa Amini e tutte le vittime del regime iraniano.

“Iran, Iran, libertà” e “Donne, Vita, Libertà”, questi gli slogan gridati dal Lido, dov’è in corso l’80esima edizione del Festival internazionale, per accendere un faro e sensibilizzare i media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali sulla situazione di quel popolo.

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Un folto gruppo di persone ha sfilato per sensibilizzare i media, i governi e il pubblico internazionale sui diritti negati alle donne in Iran (Reuters)

Il flashmob sul red carpet a Venezia

Sul tappeto rosso presente anche la giuria della Mostra, da Damien Chazelle a Jane Campion, il direttore artistico Alberto Barbera, la madrina Caterina Murino visibilmente emozionata e un numeroso gruppo di donne e uomini con in mano tanti cartelli inneggianti alla libertà e alla vita delle donne e dell’Iran.

#BiennaleCinema2023 From #JaneCampion to #CaterinaMurino, from #DamienChazelle to #LauraPoitras: many protagonists of #Venezia80, together on the Red Carpet, showed solidarity with the Iranian people and the filmmakers and artists arrested or imprisoned. pic.twitter.com/rQeusJlh40

— La Biennale di Venezia (@la_Biennale) September 2, 2023

Alcuni indossavano maschere, altri t-shirt bianche con scritte rosse, in Inglese e in arabo, per ricordare a tutti i presenti e al pubblico a casa che non è ancora arrivato il momento di cessare la lotta per tutte le donne, ma soprattutto non dobbiamo dimenticarci di loro.

Non dobbiamo dimenticare la 22enne uccisa dalla polizia morale dopo tre giorni di detenzione (e inaudite torture) Mahsa Amini, soltanto perché un ciuffo di capelli le usciva dal velo.

Né tutte le altre che, dopo la sua morte, hanno avviato una rivolta contro il tirannico regime, togliendosi l’hijab e gridando nelle piazze per rivendicare libertà e diritti negati.

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La giuria, il direttore artistico e la madrina della Mostra del Cinema di Venezia hanno partecipato al flashmob per il popolo iraniano sul red carpet (Reuters)

Il film “Tatami” con Zar Amir Ebrahimi

Il folto gruppo di partecipanti al flashmob, che ricorda i precedenti in occasioni simili anche all’estero, perché anche il mondo dello spettacolo può accendere un importante faro su certe situazioni, ha sfilato lentamente e senza musica, urlando a gran voce cori di sostegno per il popolo dell’Iran, in italiano, inglese e iraniano.

Il flash-mob si è svolto nel giorno della proiezione in Sala Darsena (ore 14) del film della sezione Orizzonti “Tatami”, di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi.

Si tratta di una collaborazione fra un regista israeliano e un’attrice iraniana, in cui si ricostruisce l’autentica vicenda di una giovane lottatrice di judo che le autorità iraniane vorrebbero costringere a ritirarsi dalla competizione, per non dover combattere contro un’atleta israeliana.

La stessa Ebrahimi porta dentro di sé un’incredibile storia di riscatto al femminile, una luce di speranza per molte che attraversano la sua stessa situazione.

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Zahra Amir Ebrahimi vincitrice della Palma d’oro al Festival di Cannes 2022 (Instagram)

L’attrice, infatti, vive in esilio a Parigi dal 2008, dopo essere scappata dal suo Paese. Qui rischiava punizioni corporali e persino la lapidazione, oltre ovviamente a dover rinunciare alla sua carriera, in seguito alla pubblicazione online di un video intimo senza il suo consenso.

Ma ha trovato la forza di fuggire e ricominciare una nuova vita. Quindi la consacrazione con la Palma d’Oro come miglior attrice al Festival di Cannes 2022, per il ruolo di Rahimi, giornalista senza paura: un omaggio alla forza delle donne iraniane.

Onu: “Nuova legge in Iran è apartheid di genere”

Un gruppo di relatori delle Nazioni Unite, intanto, ha bollato come “apartheid di genere” il nuovo progetto di legge che il Parlamento iraniano sta esaminando proprio in questi giorni per ampliare le punizioni contro le donne e le ragazze che non indossano il velo negli spazi pubblici.

“Il progetto può essere descritto come una sorta di apartheid di genere, poiché le autorità sembrano governare attraverso una discriminazione sistematica con l’intenzione di costringere le donne e le ragazze alla sottomissione totale”, hanno dichiarato i relatori in merito al progetto di legge.

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L’Iran approva la legge per il riconoscimento facciale. Scattano le punizioni per le donne che non indossano l’hijab

Questo si intitola ‘Promozione della cultura della castità e dell’hijab’ e vuole promuovere il sostegno alle famiglie e a chi rispetta i durissimi dettami del regime. L’Onu sottolinea invece che “impone dure punizioni alle donne e alle ragazze che non rispettano l’uso del velo, che potrebbero sfociare in misure violente.

Il progetto viola inoltre i diritti fondamentali, compresi quelli di partecipazione alla vita culturale, il divieto di discriminazione di genere, la libertà di opinione e di espressione, il diritto alla protesta pacifica, il diritto di accesso ai servizi sociali, educativi e sanitari e la libertà di movimento”.

“La cultura si forma e si evolve con la partecipazione di tutti”, hanno aggiunto i relatori. “Usare come arma la ‘moralità pubblica’ per negare alle donne e alle ragazze la libertà di espressione è qualcosa che depotenzia e che rafforzerà e amplierà la discriminazione e l’emarginazione di genere, con conseguenze negative più ampie per i bambini e la società nel suo insieme”.

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La Mostra del cinema di Venezia, come spesso accade in certe manifestazioni, non è solo cinema. Sul red carpet, sabato 2 settembre, hanno sfilato decine di persone in un flashmob per ricordare Mahsa Amini e tutte le vittime del regime iraniano. "Iran, Iran, libertà" e "Donne, Vita, Libertà", questi gli slogan gridati dal Lido, dov'è in corso l'80esima edizione del Festival internazionale, per accendere un faro e sensibilizzare i media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali sulla situazione di quel popolo.
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Un folto gruppo di persone ha sfilato per sensibilizzare i media, i governi e il pubblico internazionale sui diritti negati alle donne in Iran (Reuters)

Il flashmob sul red carpet a Venezia

Sul tappeto rosso presente anche la giuria della Mostra, da Damien Chazelle a Jane Campion, il direttore artistico Alberto Barbera, la madrina Caterina Murino visibilmente emozionata e un numeroso gruppo di donne e uomini con in mano tanti cartelli inneggianti alla libertà e alla vita delle donne e dell'Iran.

#BiennaleCinema2023 From #JaneCampion to #CaterinaMurino, from #DamienChazelle to #LauraPoitras: many protagonists of #Venezia80, together on the Red Carpet, showed solidarity with the Iranian people and the filmmakers and artists arrested or imprisoned. pic.twitter.com/rQeusJlh40

— La Biennale di Venezia (@la_Biennale) September 2, 2023
Alcuni indossavano maschere, altri t-shirt bianche con scritte rosse, in Inglese e in arabo, per ricordare a tutti i presenti e al pubblico a casa che non è ancora arrivato il momento di cessare la lotta per tutte le donne, ma soprattutto non dobbiamo dimenticarci di loro. Non dobbiamo dimenticare la 22enne uccisa dalla polizia morale dopo tre giorni di detenzione (e inaudite torture) Mahsa Amini, soltanto perché un ciuffo di capelli le usciva dal velo. Né tutte le altre che, dopo la sua morte, hanno avviato una rivolta contro il tirannico regime, togliendosi l'hijab e gridando nelle piazze per rivendicare libertà e diritti negati.
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La giuria, il direttore artistico e la madrina della Mostra del Cinema di Venezia hanno partecipato al flashmob per il popolo iraniano sul red carpet (Reuters)

Il film "Tatami" con Zar Amir Ebrahimi

Il folto gruppo di partecipanti al flashmob, che ricorda i precedenti in occasioni simili anche all'estero, perché anche il mondo dello spettacolo può accendere un importante faro su certe situazioni, ha sfilato lentamente e senza musica, urlando a gran voce cori di sostegno per il popolo dell'Iran, in italiano, inglese e iraniano. Il flash-mob si è svolto nel giorno della proiezione in Sala Darsena (ore 14) del film della sezione Orizzonti "Tatami", di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi. Si tratta di una collaborazione fra un regista israeliano e un'attrice iraniana, in cui si ricostruisce l'autentica vicenda di una giovane lottatrice di judo che le autorità iraniane vorrebbero costringere a ritirarsi dalla competizione, per non dover combattere contro un'atleta israeliana. La stessa Ebrahimi porta dentro di sé un’incredibile storia di riscatto al femminile, una luce di speranza per molte che attraversano la sua stessa situazione.
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Zahra Amir Ebrahimi vincitrice della Palma d'oro al Festival di Cannes 2022 (Instagram)
L'attrice, infatti, vive in esilio a Parigi dal 2008, dopo essere scappata dal suo Paese. Qui rischiava punizioni corporali e persino la lapidazione, oltre ovviamente a dover rinunciare alla sua carriera, in seguito alla pubblicazione online di un video intimo senza il suo consenso. Ma ha trovato la forza di fuggire e ricominciare una nuova vita. Quindi la consacrazione con la Palma d’Oro come miglior attrice al Festival di Cannes 2022, per il ruolo di Rahimi, giornalista senza paura: un omaggio alla forza delle donne iraniane.

Onu: "Nuova legge in Iran è apartheid di genere"

Un gruppo di relatori delle Nazioni Unite, intanto, ha bollato come "apartheid di genere" il nuovo progetto di legge che il Parlamento iraniano sta esaminando proprio in questi giorni per ampliare le punizioni contro le donne e le ragazze che non indossano il velo negli spazi pubblici. "Il progetto può essere descritto come una sorta di apartheid di genere, poiché le autorità sembrano governare attraverso una discriminazione sistematica con l'intenzione di costringere le donne e le ragazze alla sottomissione totale", hanno dichiarato i relatori in merito al progetto di legge.
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L'Iran approva la legge per il riconoscimento facciale. Scattano le punizioni per le donne che non indossano l'hijab
Questo si intitola 'Promozione della cultura della castità e dell'hijab' e vuole promuovere il sostegno alle famiglie e a chi rispetta i durissimi dettami del regime. L'Onu sottolinea invece che "impone dure punizioni alle donne e alle ragazze che non rispettano l'uso del velo, che potrebbero sfociare in misure violente. Il progetto viola inoltre i diritti fondamentali, compresi quelli di partecipazione alla vita culturale, il divieto di discriminazione di genere, la libertà di opinione e di espressione, il diritto alla protesta pacifica, il diritto di accesso ai servizi sociali, educativi e sanitari e la libertà di movimento". "La cultura si forma e si evolve con la partecipazione di tutti", hanno aggiunto i relatori. "Usare come arma la 'moralità pubblica' per negare alle donne e alle ragazze la libertà di espressione è qualcosa che depotenzia e che rafforzerà e amplierà la discriminazione e l'emarginazione di genere, con conseguenze negative più ampie per i bambini e la società nel suo insieme".
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