Una modella tra oggetti di scena che, secondo alcuni utenti, riporterebbero alla mente la distruzione attuale a Gaza e i cadaveri dei palestinesi avvolti in lenzuoli bianchi. E’ questa l’accusa rivolta dall’opinione pubblica al gigante della moda Zara che ha promosso una nuova campagna, “The Jacket”.
L’iniziativa voleva mettere in risalto la versatilità del capo ponendo il focus tutto sul design, ma le immagini raffigurate hanno scatenato un forte contraccolpo.
WHAT IS WRONG WITH YOU
— Valentina Di Liscia (@dilisciavalen) December 9, 2023
Tutti contro Zara
I social media sono esplosi di condanna mentre gli utenti esprimevano la loro rabbia e disgusto, giurando di boicottare il marchio. Altri invece hanno accusato Zara di sfruttare eventi tragici per scopi di marketing. Il brand, almeno per il momento, non ha rilasciato commenti o dichiarazioni in merito alla controversia ma sembra aver cancellato le foto incriminate.
La società di moda aveva descritto la serie Atelier come “una collezione in edizione limitata che celebra il nostro impegno per l’artigianato e la passione per l’espressione artistica”.
Tuttavia, la rappresentazione della modella Kristen McMenamy in posa accanto a manichini avvolti in stoffa bianca e plastica ha scatenato una tempesta di reazioni negative.

I precedenti
Ma il colosso della moda low-cost non è la prima volta che finisce nell’occhio del ciclone. Nel 2017 il brand lanciò un nuovo cartellone pubblicitario con su scritto “Love your curves“, cioè “Ama le tue curve”.
Fino a qui niente di strano anche perché le curvy hanno ormai rivoluzionato il mondo del fashion system e sono riuscite a sconfiggere ogni forma di stereotipo. Zara però in quell’occasione sembrò di non aver compreso alla perfezione cosa significasse avere il corpo formoso. Le due modelle immortalate infatti erano decisamente magre.
Dopo il lancio della campagna, i social network furono invasi da furiosi commenti di donne che si sentirono prese in giro.
La prima a notare il controsenso fu Muireann O’Connell, conduttrice radiofonica popolare in Irlanda, che sui social manifestò tutta la sua indignazione: “Donne e uomini di tutte le età e taglie hanno gravi disturbi alimentari a causa di immagini idealizzate che sono impossibili da raggiungere e questa è proprio una di quelle immagini”.
Il post fu condiviso più di 12.000 volte, attirando l’attenzione di persone di ogni parte del mondo. “Zara, ama le tue curve? Ma dove sono le curve?“, “Guarda oltre, Zara. Ci sono curve davvero pericolose”, “Hanno usato Photoshop per rendere ancora più magre le modelle della campagna”, furono solo alcuni dei commenti ironici e polemici che si leggevano sul web.

Ma questi casi sono soltanto gli ultimi due affrontati dal colosso spagnolo. Vi ricordate quella volta in cui ha dovuto ritirare dal commercio le magliette per bambini perché ritenute molto simili alle divise indossate dagli ebrei nei campi di concentramento?
Nonostante le t-shirt di Zara avessero le righe orizzontali, invece che verticali, la scelta aveva fatto discutere e la polemica anche quella volta non si era fatta attendere.
O anche la linea di abbigliamento ‘Ungendered’, pensata dall’azienda spagnola per essere indossata indistintamente da uomini e donne e bollata come ‘maschilista’ dagli utenti, che in rete espressero il loro giudizio criticando i dettagli poco femminili.
La collezione rivolta al cosiddetto ‘genere fluido‘ occupava una sezione specifica del sito del brand, con maglie, felpe e pantaloni indossati da lui e da lei. “Parità di genere non significa mascolinizzazione” scrisse qualcuno sui social incalzato da chi definiva la trovata “sessista”. Ci fu comunque qualcuno che accolse con entusiasmo l’originale stile.
Sembra che Zara riesca sempre a suscitare polemiche e a far parlare di sé. Passi falsi inconsapevoli, escamotage o accanimento sul marchio?

