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Home » Economia » Bollette alle stelle, incubo costi: i consumi energetici dell’Italia e la dipendenza dall’estero

Bollette alle stelle, incubo costi: i consumi energetici dell’Italia e la dipendenza dall’estero

L’Italia è il secondo paese Ue per importazioni di gas naturale, con oltre 66 miliardi di metri cubi di gas immessi solo nel 2020. I prodotti che rischiamo di pagare di più in autunno

Domenico Guarino
28 Agosto 2022
I prodotti che rischiamo di pagare di più in autunno: dal gas agli alimentari, la siccità, l’inflazione e la crisi dell’energia stanno spingendo al rialzo i prezzi

I prodotti che rischiamo di pagare di più in autunno: dal gas agli alimentari, la siccità, l’inflazione e la crisi dell’energia stanno spingendo al rialzo i prezzi

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Bollette alle stelle, razionamenti, coprifuoco, inflazione: l’incubo dell’autunno-inverno è servito. La tempesta perfetta che rischia di riportarci indietro di decenni, producendo un effetto a catena di dimensioni imprevedibili. . Ma come siamo arrivati a tutto questo? Come mai il conflitto tra Russia e Ucraina può mettere in ginocchio alcune tra le potenze industriali ed economiche apparentemente più solide al mondo? E come mail il nostro Paese sembra essere messo peggio di tutti?

Ebbene, come sempre accade le cause del problema vanno ricercate non nell’immediato, ma in una situazione generale, quella relativa all’approvvigionamento energetico, che si è andata strutturando nel tempo, a causa delle scelte fatte e delle politiche perseguite negli ultimi decenni. Insomma, la guerra c’entra, ma fino ad un certo punto.

Ed infatti lo scorso autunno 2021 già si discuteva, in Italia e in Europa, di un probabile aumento del prezzo dell’energia, dovuto sia agli squilibri causati dalla pandemia nel rapporto tra domanda e offerta, sia alla sempre minore autosufficienza energetica degli stati Ue. Il conflitto russoucraino va dunque ad incidere su un quadro già dissestato, e su una situazione già di equilibrio precario. Le sanzioni ovviamente hanno fatto il resto.

Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Una delle slide fornite da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica

Anche perché, per l’Italia come per gli altri membri Ue la Russia è il principale fornitore di gas (45% delle importazioni Ue) oltre che di carbone (45%) e di petrolio (25%), andando a colmare una fetta consistente degli 885,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, che è il consumo finale di energia nel 2020 nell’Unione europea, considerando i settori di industria, trasporti, servizi, agricoltura e utenze domestiche. Va detto che negli ultimi anni le energie rinnovabili hanno conquistato una fetta sempre maggiore del mercato energetico, facendo registrare complessivamente un aumento pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti in quasi 30 anni, e superando già nel 2007 i combustibili fossili, che nello stesso arco di tempo hanno visto un calo di 8 milioni circa di tonnellate.

Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica

Una riduzione ancora più ampia è stata quella dell’energia originata dal petrolio, passata da 84,9 Mtep nel 1990 a 54,03 Mtep nel 2019. Tuttavia questo non basta. Anche perché, tra i combustibili fossili, l’unica fonte che ha visto aumentare il proprio consumo nel periodo considerato è proprio il gas, che registra una crescita di circa 22 Mtep, solo lievemente inferiore a quella delle rinnovabili (23 Mtep). E questo anche perché l’Ue considera il gas come una fonte energetica di sostegno alla transizione ecologica, poiché risulta avere un minore impatto inquinante rispetto agli altri combustibili fossili, come carbone e petrolio.

Bollette alle stelle, razionamenti, coprifuoco, inflazione: l’incubo dell’autunno-inverno è servito
Bollette alle stelle, razionamenti, coprifuoco, inflazione: l’incubo dell’autunno-inverno è servito

Come accennato prima, è proprio la Russia a fornire la massima parte delle importazioni di Gas: il 45% . Nello specifico, l’Italia è il secondo paese Ue per importazioni di gas naturale, con oltre 66 miliardi di metri cubi di gas immessi solo nel 2020. È preceduta su questo fronte solo dalla Germania, che registra circa 80,4 miliardi di metri cubi importati nello stesso anno. Alla fine dei conti, la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia per soddisfare il proprio fabbisogno, è pari al 78% del totale (fonte: istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). In particolare l’Italia importa quasi tutta l’energia non rinnovabile, e la dipendenza energetica sul gas è quella che è aumentata maggiormente negli anni: se nel 1990 la dipendenza era al 64,3%, nel 2019 risulta al 93,6% (un aumento di 29,3 punti in 30 anni).

Va infine sottolineato comunque che, anche nel caso delle rinnovabili si registra un aumento della dipendenza energetica, passata dall’1,4% nel 1990 al 8,3% nel 2019.

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Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Una delle slide fornite da Elettricità futura per mostrare l'impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Anche perché, per l’Italia come per gli altri membri Ue la Russia è il principale fornitore di gas (45% delle importazioni Ue) oltre che di carbone (45%) e di petrolio (25%), andando a colmare una fetta consistente degli 885,7 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, che è il consumo finale di energia nel 2020 nell’Unione europea, considerando i settori di industria, trasporti, servizi, agricoltura e utenze domestiche. Va detto che negli ultimi anni le energie rinnovabili hanno conquistato una fetta sempre maggiore del mercato energetico, facendo registrare complessivamente un aumento pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti in quasi 30 anni, e superando già nel 2007 i combustibili fossili, che nello stesso arco di tempo hanno visto un calo di 8 milioni circa di tonnellate.
Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Una slide fornita da Elettricità futura per mostrare l’impatto delle energie rinnovabili sulla spesa annua per la bolletta elettrica
Una riduzione ancora più ampia è stata quella dell’energia originata dal petrolio, passata da 84,9 Mtep nel 1990 a 54,03 Mtep nel 2019. Tuttavia questo non basta. Anche perché, tra i combustibili fossili, l’unica fonte che ha visto aumentare il proprio consumo nel periodo considerato è proprio il gas, che registra una crescita di circa 22 Mtep, solo lievemente inferiore a quella delle rinnovabili (23 Mtep). E questo anche perché l’Ue considera il gas come una fonte energetica di sostegno alla transizione ecologica, poiché risulta avere un minore impatto inquinante rispetto agli altri combustibili fossili, come carbone e petrolio.
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Come accennato prima, è proprio la Russia a fornire la massima parte delle importazioni di Gas: il 45% . Nello specifico, l’Italia è il secondo paese Ue per importazioni di gas naturale, con oltre 66 miliardi di metri cubi di gas immessi solo nel 2020. È preceduta su questo fronte solo dalla Germania, che registra circa 80,4 miliardi di metri cubi importati nello stesso anno. Alla fine dei conti, la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia per soddisfare il proprio fabbisogno, è pari al 78% del totale (fonte: istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). In particolare l’Italia importa quasi tutta l’energia non rinnovabile, e la dipendenza energetica sul gas è quella che è aumentata maggiormente negli anni: se nel 1990 la dipendenza era al 64,3%, nel 2019 risulta al 93,6% (un aumento di 29,3 punti in 30 anni). Va infine sottolineato comunque che, anche nel caso delle rinnovabili si registra un aumento della dipendenza energetica, passata dall’1,4% nel 1990 al 8,3% nel 2019.
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