Il film “Barbie” continua a volare al box office ma si allunga la lista dei Paesi (per lo più del mondo arabo) che lo vieta. L’ultimo (per ora) è l’Algeria perché “promuove l’omosessualità“.
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La pellicola di Greta Gerwig, che porta la famosissima bambola nel mondo del grande schermo, unendo elementi di fiaba, ironia ed esistenzialismo, inanella un record dopo l’altro. E pure i guadagni della sua attrice protagonista, Margot Robbie, salgono alle stelle.
Barbie, record al botteghino
Dopo aver superato il miliardo di dollari al botteghino (in meno di 20 giorni di programmazione), l’epopea in rosa della bambola Mattel resta in vetta alla classifica dei film più visti per il quarto fine settimana di fila, incassando altri 33,7 milioni di dollari.

La Warner Bros., che l’ha prodotto con 100 milioni, continua i festeggiamenti, con un totale di 526,3 milioni guadagnati ai botteghini Usa mentre quelli internazionali arrivano a 1 miliardo e 184 milioni di dollari.
Il lungometraggio, inoltre, è diventato il secondo maggior incasso nazionale nella storia della Warner Bros. dopo “Harry Potter e i doni della morte – Parte 2”, uscito nel 2011.
Margot Robbie e la casa di produzione per storie di donne

L’attrice australiana Margot Robbie guadagnerà quasi 50 milioni di dollari (circa 45 milioni di euro) e, secondo quanto riportano fonti della stampa specializzata, anche una percentuale degli incassi di “Barbie”, il grande successo cinematografico di quest’estate.
Oltre a interpretare l’iconica bambola, la Robbie è stata produttrice della pellicola con la sua società, la LuckyChap Entertainment, con la quale ha anche sviluppato progetti come “Birds of Prey” (2020), “Promising Young Woman” (2020) e la serie Netflix “Maid”.

L’attrice ha fondato la casa di produzione nel 2014 con il marito Tom Ackerley e le amiche Sophia Kerr e Josey McNamara, con l’obiettivo di promuovere storie di donne e sostenere la loro creatività.
L’Algeria censura la storia
Se la Barbie-mania non accenna a diminuire, si allunga sempre di più la lista dei paesi che hanno messo al bando il blockbuster hollywoodiano firmato dalla regista Greta Gerwig, nota per le sue narrazioni incentrate su personaggi femminili poco convenzionali.

In questa pellicola, infatti, proietta la sua visione femminista nel mondo dell’iconica bambola, creando un racconto che affronta in modo critico i ruoli di genere e le contraddizioni del consumismo.
Il film, interpretato dagli attori Margot Robbie e Ryan Gosling, affronta, dunque, temi legati al femminismo e all’empowerment femminile.
La protagonista nel corso della storia scopre di non appartiene a nessuno (tanto meno a Ken) e scopre la libertà di definire il proprio modello di perfezione o di imperfezione. Di conseguenza, il film affronta anche tematiche come il patriarcato e il machismo che, anche qui, rappresenta una gabbia.

Insomma, un film tutt’altro che frivolo che però non piace a molti Paesi. Come l’Algeria che lo ha vietato da lunedì scorso, dopo tre settimane dall’uscita al cinema nella nazione nordafricana a maggioranza musulmana.
Il ministero della Cultura ha chiesto alle sale di ritirare immediatamente il blockbuster hollywoodiano: secondo una fonte ufficiale riportata dalla Bbc, il lungometraggio è accusato di promuovere l’omosessualità e non rispettare le credenze religiose e culturali del Paese.
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Il sito di notizie “24H Algérie” ha affermato che la pellicola è stata ufficialmente bandita per “danno morale”, nonostante le proiezioni nei cinema del Paese siano andate in tutto esaurito ogni giorno dalla sua uscita.
La scrittrice Leila Belkacem ha criticato aspramente la decisione del Paese africano di vietare il film della bambola più famosa del mondo: “Parlano di minaccia alla moralità, quando i censori si rimpinzano di film porno a casa loro. Non siete stanchi di trascinare il paese nei vostri deliri oscurantisti?”.

Il mondo arabo contro la bambola
L’Algeria non è il primo Paese del mondo arabo a criticare il film. La settimana scorsa era stato il Kuwait a vietarlo per proteggere “l’etica pubblica”.
Lafy Al-Subei’e, un sottosegretario del ministero per la Stampa e la Comunicazione, aveva affermato che il film promuove “idee e convinzioni che sono estranee alla società e all’ordine pubblico kuwaitiani”.
Negli stessi giorni anche il ministro della Cultura libanese Mohammad Mortada aveva chiesto al ministero dell’Interno di vietare la pellicola perché secondo lui “va contro i valori della fede e della morale” e promuove “l’omosessualità e la transessualità”.

Inoltre, secondo il ministro, ridicolizza il ruolo delle madri e mette in dubbio la necessità di sposarsi. In Libano tuttavia non sono ancora state prese decisioni definitive al riguardo.
A ridosso della sua uscita nelle sale, il film hollywoodiano è stato rinviato nella provincia pakistana del Punjab a causa di “contenuti discutibili” sui quali le autorità locali avevano annunciato accertamenti.
Alcuni funzionari avevano spiegato come la pellicola necessitasse di autorizzazione da parte dei consigli provinciali che censurano le scene ritenute contrarie ai valori sociali, culturali e religiosi del Paese.

La crisi geopolitica in Vietnam
Altrove, “Barbie” è stato bandito per ragioni che non hanno a che fare con il proprio contenuto ideologico.
A inizio luglio il Vietnam ne ha vietato la proiezione a causa della presenza in una breve scena di una mappa che riconosce le rivendicazioni cinesi sul Mar Cinese Meridionale.
Le Filippine, che hanno a loro volta delle rivendicazioni proprie sul territorio, ne hanno permesso la proiezione ma hanno chiesto che la mappa venisse nascosta.

