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Read moreElena Fresch e il suo compagno Matteo Mazzei sono tra i primi ad aver conseguito in Italia la laurea in arti circensi presso la facoltà universitaria piemontese di Grugliasco ‘Circo Vertigo’, coronando così un sogno partito da lontano. Elena e Matteo si conoscono una ventina di anni fa a Ferrara proprio in occasione di una kermesse di artisti di strada ed è duplice amore: quello tra i due e l’altro, non meno intenso, per il circo. Sono studenti universitari: lei ha intrapreso gli studi di biologia e il ragazzo quelli di ingegneria informatica, ma il destino ha altri progetti per loro.
Con tutto l’entusiasmo del cuore, travolti da un’unica passione, fanno una scelta improvvisa che cambierà per sempre le loro vite. Coinvolti dall’atmosfera irresistibile dell’evento, scoprono che per loro non può esserci nessun altro futuro se non seguire una stella che da quell’istante fatidico illuminerà il loro cammino, una stella polare che li avrebbe condotti fino al traguardo del titolo accademico.
Elena e Matteo prendono immediatamente le cose sul serio e si sottopongono a una severa formazione che ben presto consentirà loro di dar vita al progetto artistico ‘Nanirossi’, lo stesso che tuttora vede entrambi impegnati in spettacoli, tournée e partecipazioni teatrali.
“Non sono stata io a scegliere il circo, ma è stato il circo a scegliere me” - Tiene a precisare Elena con un entusiasmo che traspare da ogni sua parola - “Ci siamo dedicati dal primo istante al teatro di strada anima e corpo, con tanto sacrificio, tanta passione e molta, molta voglia di divertirsi, contando durante il biennio di formazione sul supporto di importanti maestri come Pierre Byland, Leo Bassi e Zygmunt Begay.”
La loro specializzazione sono gli esercizi acrobatici, il loro capolavoro si chiama Chloé: la piccola di appena tre anni e mezzo che i suoi genitori guardano già con gli occhi della speranza, perché, come nel caso di ogni famiglia circense tradizionale, è una promessa di continuità tesa verso il futuro.
“Il mio percorso è iniziato ben venti anni fa, quando nel biennio 2003/ 2005 ho frequentato la mia prima scuola di circo, dopodiché ho avuto modo di iscrivermi nel 2020 al corso universitario che ha consentito a me e al mio compagno Matteo di conseguire la laurea in questa disciplina. Mi piace ripetere spesso che non sono stata io a scegliere il circo ma è avvenuto esattamente il contrario: decisamente il momento magico che ha segnato la mia vita.
Mi trovavo da turista in visita a un festival di artisti di strada a Ferrara ed è stato lì che ho incontrato quello che sarebbe diventato il mio compagno. Io avevo cominciato a studiare biologia, lui ingegneria informatica, ma l’atmosfera unica, caleidoscopica, creata dal circo ci ha catturati entrambi e così abbiamo deciso assieme di fare quella scelta coraggiosa e per molti versi originale.”
Cos’è che in particolare ha fatto scoccare la scintilla?
“Il Ferrara Buskers Festival è qualcosa di unico nel suo genere, una festa dei cuori che ci ha emozionato così tanto da coinvolgerci totalmente. La bravura degli artisti, l’empatia che si crea tra loro e il pubblico, il senso dell’amicizia ampiamente condiviso, il clima improntato all’allegria e all’amore: sono stati questi gli aspetti che ci hanno fatto sapere con certezza di voler appartenere a quel mondo in cui si può respirare un incredibile, assoluto, spirito di libertà“.
Come è stata accolta questa vostra decisione dalle famiglie?
“All’inizio per niente bene. Immaginiamo questi due ragazzi poco più che ventenni intenti a comunicare ai genitori la voglia di mollare l’università per inseguire un sogno…Poi piano piano l’impegno profuso, i risultati ottenuti e una passione fuori discussione hanno contribuito a sistemare le cose. Adesso mia madre è la mia prima fan ed è quella che mi sostiene, convinta, con il massimo entusiasmo.
In più dopo la laurea sono diventata la beniamina della famiglia e quello che sembrava all’epoca un gesto da incosciente è finalmente visto in un modo molto diverso. Una donna che all’epoca sceglieva di intraprendere un percorso di vita così fuori dal comune rischiava seriamente di essere giudicata un’eccentrica.”
Nel frattempo e ben prima della laurea lei è diventata di fatto un’artista circense a tutti gli effetti …
“Sì sempre con Matteo abbiamo dato vita a una compagnia di artisti di strada chiamata ‘I Nanirossi’ che si esibisce in occasione di manifestazioni tipiche, nei teatri in cui si rappresentano opere liriche, ma anche nelle scuole e in eventi privati. Io e il mio compagno siamo acrobati professionisti, con una specifica preparazione realizzata proprio alla scuola di circo.
Un intenso lavoro fisico di ben otto ore al giorno durato due anni si è rivelato indispensabile per poter oggi svolgere al meglio il nostro lavoro. La cosa più bella per noi è creare emozioni lasciando credere che tutto sia facile e lieve, mentre in realtà è frutto di un costante e severo allenamento del corpo.”
Cosa hanno in comune le vostre esibizioni con il circo tradizionale?
“Molto poco, a dire il vero. A cominciare dalla totale assenza degli animali, che a mio parere devono assolutamente rimanere nel loro habitat naturale. Dico questo senza voler demonizzare scelte diverse, attinenti a un modo tradizionale di intendere l’arte circense. Ai nostri giorni molte cose sono cambiate nella sensibilità del pubblico, quindi è giusto rispondere a queste nuove esigenze.
Basti pensare all’allarmante situazione che di recente si è venuta a creare a causa del leone in giro per le strade di Ladispoli. Naturalmente si è trattato di un caso per fortuna sporadico, e so anche come gli animali siano in genere ben accuditi: resta il fatto che quella in cui sono costretti a vivere non è la condizione più adatta a loro.
La verità è che nonostante la società sia profondamente cambiata i vecchi circhi propongono ancora uno spettacolo che ormai non funziona più. Eppure tanta a gente va ancora al circo per vedere le esibizioni degli animali, cosa che non condivido assolutamente: il vero spettacolo è altro, perché il circo è essenzialmente arte.”
Una donna nell’ambiente circense che spazi ha?
“Intanto devo precisare che da noi non esistono più grosse differenze tra uomo e donna, aspetto che invece una volta era molto diverso. Mi capita molto spesso di montare un tendone da circo vero e proprio, quello da duecento posti, di guidare il camion, se necessario pianto i picchetti e non mi tiro indietro quando è il momento di dare una mano se qualcosa non funziona a dovere”
Raccomanderebbe ai giovani una carriera come la sua sottolineata inoltre da un vero e proprio percorso accademico?
“Assolutamente e senza alcun dubbio. Quando lo si sente dentro è opportuno seguire la propria strada, perché è quella giusta. Poi ovviamente occorrono impegno, spirito di sacrificio e tanta voglia di farcela, assieme alle numerose, fatali difficoltà che costellano il cammino di ogni professione. Ma in questo caso è obbligatorio mettere da subito in conto il tipo di vita piuttosto dura a cui si andrà per forza incontro. Personalmente rifarei senza pensarci un secondo quella mia stessa scelta di tanti anni fa. Essere attratti verso quel mondo, equivale a una sorta di innamoramento cui è impossibile dire di no.”
Un sogno che attende ancora di essere realizzato?
“Un tempo avrei risposto senza esitare: avere un tendone tutto mio. Ma quel desiderio è diventato ormai realtà da un bel pezzo e così in questo mi sento totalmente appagata. Me ne resta un altro di sogno, forse il più importante. Un sogno che è anche la mia più bella ambizione: mi piacerebbe che mia figlia Chloé che ora ha tre anni e mezzo scegliesse la mia stessa strada per poter esibirci insieme. La lascerò libera di decidere, questo è ovvio, ma se dovesse accadere sarebbe il trionfo più bello e il più grande di tutta la mia vita.”