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Home » Lifestyle » Scuole Felici: una visione olistica dell’educazione infantile da 0 a 6 anni

Scuole Felici: una visione olistica dell’educazione infantile da 0 a 6 anni

La pedagogista Giovanna Giacomini ci spiega come nasce la sua pedagogia basata sulla felicità e improntata sul modello Danese e la cultura Hygge. “Ognuno deve avere il diritto di seguire la sua natura"

Caterina Ceccuti
7 Ottobre 2023
scuole-felici-infanzia
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Crescere assecondando i propri ritmi, coltivando le proprie predisposizioni e imparando ad amare l’idea stessa di imparare. In un concetto unico: crescere essendo se stessi. È il concetto delle “scuole felici”.

Non è facile per un bambino di età compresa tra 0 e 6 anni. Un bambino che si è appena affacciato al mondo, o che deve lasciare l’ambiente di casa ed iniziare la sua routine al nido o alla materna.

Non è facile incontrare persone nuove, diverse dai suoi genitori, ma destinate a diventare nuovi punti di riferimento nelle lunghe ore lontane da papà e mamma. Qualche volta fila tutto liscio, qualche volta no. Oggi raccontiamo la storia di una mamma, un’imprenditrice nata nel ’78 in un piccolo paese in provincia di Treviso, che un giorno si è posta una domanda:

scuole-felici-infanzia

“Che cosa desidero veramente per il mio bambino? Non so voi, ma io rispondo: la felicità”. Felicità come desiderio insito nella natura di ciascun essere umano. Un diritto, alla fine, di tutti. Ecco allora che, per il proprio bambino – e non solo – Giovanna Giacomini decide di realizzare il sogno di creare qualcosa di speciale, e dall’amore per il modello Danese dell’educazione 0-6 anni, l’incontro con la cultura Hygge, la passione per il buddismo e le culture orientali nasce Scuole Felici.

Una vision pedagogica incentrata sulla felicità e la libertà dei bambini

Ma partiamo dal principio. Giovanna Giacomini si laurea in Scienze dell’Educazione ed entra in un’azienda come responsabile delle risorse umane; pochi mesi dopo però si rende conto che questa non è la sua strada. Accetta un lavoro come insegnante in una scuola dell’infanzia e si appassiona a tal punto da decidere di specializzarsi con un Master in Pedagogia.

Insieme alla collega Dalila Da Lio, nel 2008 apre il primo Studio professionale di consulenza pedagogia alla persona e alla famiglia e inizia ad occuparsi di percorsi di sostegno a moltissimi giovani, adulti e bambini.

“Nel corso di questo lungo viaggio di formazione, nel 2013 è arrivato Ascanio, mio figlio – racconta Giovanna -; mi sono ritrovata a fargli da mamma e da papà, a pormi tutte le domande classiche che si fa un genitore intorno al binomio è giusto/non è giusto. Ma, soprattutto, mi sono chiesta “Qual è il meglio per mio figlio?” Subito dopo la nascita di Ascanio ho iniziato a considerare tutti i modelli pedagogici che avevo studiato, alla ricerca del ‘migliore’.

La mia conclusione, però, è che non esiste il metodo ‘migliore’. Esiste il metodo più adatto”. Giovanna decide di specializzarsi con un Master negli Apprendimenti a Milano e inizia a occuparsi in particolare di formazione nel settore dell’educazione per genitori, educatori e insegnanti, collaborando con molte strutture del territorio.

scuole-felici-infanzia
Giovanna Giacomini

Come nasce l’idea

L’ultima specializzazione è quella in “Life & business coaching”, che le permette di acquisire nuovi strumenti per la formazione in particolare delle professioniste dell’educazione. L’anno successivo dà finalmente vita alla sua vision pedagogica, che battezza con un nome dal significato forte e chiaro: “Scuole Felici”, registrato a livello nazionale e, a marzo 2022, certificato secondo gli standard della normativa ISO 9001 e UNI 11034.

Secondo Giovanna è solo partendo dall’educazione che si possono gettare fondamenta solide per costruire una società migliore, più resiliente, più motivata, più creativa. In due parole: più felice. “Dalla consapevolezza alla realizzazione il passo, seppur breve, è stato ed è tuttora faticoso. Immaginare un mondo educativo nuovo in Italia, che, come sappiamo, culturalmente è molto diversa dalla Danimarca, è quasi un atto di ribellione.

Significa mettere in discussione tutto ciò che abbiamo imparato fino a questo momento. Le finalità di Scuole Felici si concretizzano nella realizzazione di un contesto educativo prevalentemente a contatto con la natura, strutturato come sistema complesso di mediazioni fra il bambino e la realtà che lo circonda. L’educazione è lo strumento per essere felici.

Abbiamo bisogno di rimettere al centro il valore della felicità, non in senso assoluto, ma in modo concreto. Per questa ragione serve un cambiamento sociale che parta dalla prima infanzia. Un approccio che coinvolga la famiglia e che getti le basi per costruire persone resilienti, soddisfatte e motivate”.

In Italia ci sono dieci “scuole felici”

Ad oggi 10 scuole dell’infanzia in Italia hanno scelto di seguire questa filosofia e ad agosto scorso è uscito anche un libro – stesso titolo – firmato da Giovanna Giacomini “Nel mio libro non parlo di educazione in senso generale, anche se contiene molte riflessioni applicabili in qualunque contesto, ma piuttosto della mia personale esperienza, della mia vision in educazione, per quanto riguarda in particolare i servizi educativi 0-6 anni.

Diciamo allora subito che cosa questo libro non è. Non è un manuale che spiega un metodo. Il mio, in effetti, non è un metodo: preferisco definirlo una filosofia, un modo di vedere l’educazione e, più in generale, la vita.”

scuole-felici-infanzia
Giovanna Giacomini mostra il suo libro

Perché, a suo parere, vi sono bambini in Italia che non sono felici, o comunque non hanno voglia di andare all’asilo?

“I servizi educativi rivolti ai bambini fino ai sei anni di età sono una tappa molto importante per la crescita del bambino e rappresentano sempre di più una scelta educativa per le famiglie, ma non è detto che tutto fili liscio fin da subito. In questa fascia di età è normale che il bambino pianga e viva con difficoltà il distacco in particolare dalla figura materna.

Qualche volta questa difficoltà continua nel tempo, soprattutto se i genitori, spesso senza nemmeno esserne coscienti, non si sentono sereni nell’affidare il proprio bambino al servizio. Questo può accadere per svariate ragioni. Per esempio se i genitori si sono sentiti costretti a scegliere l’asilo per rientrare al lavoro oppure perché non trovano nell’ambiente un’atmosfera familiare e accogliente come quella di casa.

Anche il bambino stesso può sentire di non essere a proprio agio se il periodo dell’ambientamento, il più importante, viene affrontato con troppa fretta o se manca l’alleanza educativa tra la famiglia e il personale educativo”.

Per sua natura, lo ha affermato anche lei nel suo libro, l’essere umano persegue la felicità, per se stesso e per i propri figli. Un ideale che siamo andati perdendo nel corso del tempo?

“Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita. Eppure molto spesso nel nostro quotidiano ci troviamo a scegliere non in base a ciò che ci rende felici ma  piuttosto secondo altri bisogni che sentiamo più urgenti, necessari o doverosi. La cosa che dico più spesso è che la felicità non è un mito, non è quella situazione in cui c’è totale assenza di problemi.

Anzi, la la felicità è un obiettivo raggiungibile, potrei definirla una sorta di felicità comune non straordinaria. La nostra società è più centrata su degli ideali irrealistici di felicità ed è sempre più importante riportare l’attenzione su un senso di felicità più profondo, se vogliamo più spirituale, che ha a che fare con la nostra intera visione del mondo e il nostro approccio alla vita”.

La visione olistica dell’educazione, il ritorno alla natura e all’ascolto di sé, sembrano oggi “un atto rivoluzionario”, come lei stessa definisce il ripensamento in questi termini del sistema educativo….

“Parlando di educazione mi sono chiesta “quale educazione?” Perché la sensazione oggi è che l’educazione abbia un posto marginale nella società. Basti pensare che si parla sempre di più di didattica, di discipline, di competenze, di performance. Ma si parla sempre meno di educazione nel suo significato più antico ex-ducere: condurre fuori, accompagnare nel mondo i bambini e i ragazzi come futuri uomini e donne.

Essere un educatore significa essere mentore, colui o colei che è capace di tirare fuori il meglio da ciascuno. Ciò significa che ognuno deve avere il diritto di seguire la sua natura, di crescere secondo i suoi ritmi, coltivando la propria speciale unicità. È un atto rivoluzionario perché oggi si tende ad uniformare tutti.

Si pensa a bambini e studenti tutti uguali, che raggiungono tutti gli stessi traguardi e chi resta indietro è perduto. Penso ed auspico una educazione inclusiva che permetta ai bambini di conoscere veramente chi sono e chi vogliono diventare”.

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Crescere assecondando i propri ritmi, coltivando le proprie predisposizioni e imparando ad amare l'idea stessa di imparare. In un concetto unico: crescere essendo se stessi. È il concetto delle "scuole felici". Non è facile per un bambino di età compresa tra 0 e 6 anni. Un bambino che si è appena affacciato al mondo, o che deve lasciare l'ambiente di casa ed iniziare la sua routine al nido o alla materna. Non è facile incontrare persone nuove, diverse dai suoi genitori, ma destinate a diventare nuovi punti di riferimento nelle lunghe ore lontane da papà e mamma. Qualche volta fila tutto liscio, qualche volta no. Oggi raccontiamo la storia di una mamma, un'imprenditrice nata nel '78 in un piccolo paese in provincia di Treviso, che un giorno si è posta una domanda: scuole-felici-infanzia “Che cosa desidero veramente per il mio bambino? Non so voi, ma io rispondo: la felicità”. Felicità come desiderio insito nella natura di ciascun essere umano. Un diritto, alla fine, di tutti. Ecco allora che, per il proprio bambino – e non solo - Giovanna Giacomini decide di realizzare il sogno di creare qualcosa di speciale, e dall’amore per il modello Danese dell’educazione 0-6 anni, l’incontro con la cultura Hygge, la passione per il buddismo e le culture orientali nasce Scuole Felici.

Una vision pedagogica incentrata sulla felicità e la libertà dei bambini

Ma partiamo dal principio. Giovanna Giacomini si laurea in Scienze dell’Educazione ed entra in un’azienda come responsabile delle risorse umane; pochi mesi dopo però si rende conto che questa non è la sua strada. Accetta un lavoro come insegnante in una scuola dell’infanzia e si appassiona a tal punto da decidere di specializzarsi con un Master in Pedagogia. Insieme alla collega Dalila Da Lio, nel 2008 apre il primo Studio professionale di consulenza pedagogia alla persona e alla famiglia e inizia ad occuparsi di percorsi di sostegno a moltissimi giovani, adulti e bambini. “Nel corso di questo lungo viaggio di formazione, nel 2013 è arrivato Ascanio, mio figlio - racconta Giovanna -; mi sono ritrovata a fargli da mamma e da papà, a pormi tutte le domande classiche che si fa un genitore intorno al binomio è giusto/non è giusto. Ma, soprattutto, mi sono chiesta “Qual è il meglio per mio figlio?” Subito dopo la nascita di Ascanio ho iniziato a considerare tutti i modelli pedagogici che avevo studiato, alla ricerca del ‘migliore’. La mia conclusione, però, è che non esiste il metodo ‘migliore’. Esiste il metodo più adatto”. Giovanna decide di specializzarsi con un Master negli Apprendimenti a Milano e inizia a occuparsi in particolare di formazione nel settore dell’educazione per genitori, educatori e insegnanti, collaborando con molte strutture del territorio.
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Giovanna Giacomini

Come nasce l'idea

L’ultima specializzazione è quella in “Life & business coaching”, che le permette di acquisire nuovi strumenti per la formazione in particolare delle professioniste dell’educazione. L’anno successivo dà finalmente vita alla sua vision pedagogica, che battezza con un nome dal significato forte e chiaro: “Scuole Felici”, registrato a livello nazionale e, a marzo 2022, certificato secondo gli standard della normativa ISO 9001 e UNI 11034. Secondo Giovanna è solo partendo dall’educazione che si possono gettare fondamenta solide per costruire una società migliore, più resiliente, più motivata, più creativa. In due parole: più felice. “Dalla consapevolezza alla realizzazione il passo, seppur breve, è stato ed è tuttora faticoso. Immaginare un mondo educativo nuovo in Italia, che, come sappiamo, culturalmente è molto diversa dalla Danimarca, è quasi un atto di ribellione. Significa mettere in discussione tutto ciò che abbiamo imparato fino a questo momento. Le finalità di Scuole Felici si concretizzano nella realizzazione di un contesto educativo prevalentemente a contatto con la natura, strutturato come sistema complesso di mediazioni fra il bambino e la realtà che lo circonda. L’educazione è lo strumento per essere felici. Abbiamo bisogno di rimettere al centro il valore della felicità, non in senso assoluto, ma in modo concreto. Per questa ragione serve un cambiamento sociale che parta dalla prima infanzia. Un approccio che coinvolga la famiglia e che getti le basi per costruire persone resilienti, soddisfatte e motivate”.

In Italia ci sono dieci "scuole felici"

Ad oggi 10 scuole dell’infanzia in Italia hanno scelto di seguire questa filosofia e ad agosto scorso è uscito anche un libro – stesso titolo - firmato da Giovanna Giacomini “Nel mio libro non parlo di educazione in senso generale, anche se contiene molte riflessioni applicabili in qualunque contesto, ma piuttosto della mia personale esperienza, della mia vision in educazione, per quanto riguarda in particolare i servizi educativi 0-6 anni. Diciamo allora subito che cosa questo libro non è. Non è un manuale che spiega un metodo. Il mio, in effetti, non è un metodo: preferisco definirlo una filosofia, un modo di vedere l’educazione e, più in generale, la vita.”
scuole-felici-infanzia
Giovanna Giacomini mostra il suo libro
Perché, a suo parere, vi sono bambini in Italia che non sono felici, o comunque non hanno voglia di andare all'asilo? “I servizi educativi rivolti ai bambini fino ai sei anni di età sono una tappa molto importante per la crescita del bambino e rappresentano sempre di più una scelta educativa per le famiglie, ma non è detto che tutto fili liscio fin da subito. In questa fascia di età è normale che il bambino pianga e viva con difficoltà il distacco in particolare dalla figura materna. Qualche volta questa difficoltà continua nel tempo, soprattutto se i genitori, spesso senza nemmeno esserne coscienti, non si sentono sereni nell'affidare il proprio bambino al servizio. Questo può accadere per svariate ragioni. Per esempio se i genitori si sono sentiti costretti a scegliere l’asilo per rientrare al lavoro oppure perché non trovano nell'ambiente un'atmosfera familiare e accogliente come quella di casa. Anche il bambino stesso può sentire di non essere a proprio agio se il periodo dell’ambientamento, il più importante, viene affrontato con troppa fretta o se manca l’alleanza educativa tra la famiglia e il personale educativo”. Per sua natura, lo ha affermato anche lei nel suo libro, l'essere umano persegue la felicità, per se stesso e per i propri figli. Un ideale che siamo andati perdendo nel corso del tempo? “Perseguire la felicità è lo scopo stesso della vita. Eppure molto spesso nel nostro quotidiano ci troviamo a scegliere non in base a ciò che ci rende felici ma  piuttosto secondo altri bisogni che sentiamo più urgenti, necessari o doverosi. La cosa che dico più spesso è che la felicità non è un mito, non è quella situazione in cui c'è totale assenza di problemi. Anzi, la la felicità è un obiettivo raggiungibile, potrei definirla una sorta di felicità comune non straordinaria. La nostra società è più centrata su degli ideali irrealistici di felicità ed è sempre più importante riportare l'attenzione su un senso di felicità più profondo, se vogliamo più spirituale, che ha a che fare con la nostra intera visione del mondo e il nostro approccio alla vita”. La visione olistica dell'educazione, il ritorno alla natura e all'ascolto di sé, sembrano oggi "un atto rivoluzionario", come lei stessa definisce il ripensamento in questi termini del sistema educativo.... “Parlando di educazione mi sono chiesta “quale educazione?” Perché la sensazione oggi è che l’educazione abbia un posto marginale nella società. Basti pensare che si parla sempre di più di didattica, di discipline, di competenze, di performance. Ma si parla sempre meno di educazione nel suo significato più antico ex-ducere: condurre fuori, accompagnare nel mondo i bambini e i ragazzi come futuri uomini e donne. Essere un educatore significa essere mentore, colui o colei che è capace di tirare fuori il meglio da ciascuno. Ciò significa che ognuno deve avere il diritto di seguire la sua natura, di crescere secondo i suoi ritmi, coltivando la propria speciale unicità. È un atto rivoluzionario perché oggi si tende ad uniformare tutti. Si pensa a bambini e studenti tutti uguali, che raggiungono tutti gli stessi traguardi e chi resta indietro è perduto. Penso ed auspico una educazione inclusiva che permetta ai bambini di conoscere veramente chi sono e chi vogliono diventare”.
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