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Home » Scienze e culture » Il Salone internazionale del libro dà il suo “benvenutə” e apre la rassegna con lo schwa

Il Salone internazionale del libro dà il suo “benvenutə” e apre la rassegna con lo schwa

Gli organizzatori spiegano che per il nuovo spazio digitale Salto+, "cercavamo una soluzione agile e inclusiva per accogliere l’intera comunità di lettori. E rispetto all’asterisco, abbiamo preferito lo schwa"

Sofia Francioni
10 Ottobre 2021
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Nel dibattito linguistico sull’italiano che s’interroga su come chiamare le persone che si identificano fuori dalla logica binaria, entra anche il Salone del libro di Torino, scegliendo lo schwa. Ǝ capovolta e “nulla” ebraico che – come dice Vera Gheno, sua strenua sostenitrice “funziona anche semanticamente, perché è anche il suono che emettiamo quando non sappiamo chiamare una cosa”. Il Salone motiva la sua scelta comunicativa così: “Per il nuovo spazio digitale Salto+, cercavamo una soluzione tecnica che fosse agile e inclusiva per accogliere l’intera comunità di lettori. E per farlo, rispetto all’asterisco, abbiamo preferito lo schwa”. Un’apertura alla sperimentazione che arriva proprio dal medium più tradizionale, il libro, e che involontariamente (o forse no) s’inserisce nella diatriba linguistica degli ultimi giorni. Querelle riaccesa dal recente parere dall’Accademia della Crusca, che ha bocciato i vari esperimenti linguistici in atto sul linguaggio non binario – schwa, asterisco, “u” finale – a favore del più ben tradizionale “genere maschile non marcato”.

La mossa del Salone del libro non sorprende se si guarda alla programmazione della quattrogiorni (dal 14 al 18 ottobre) della fiera. Solo nella giornata d’apertura, è riservato ampio spazio alla questione Lbtq+, segno che il Salone la ritiene questione da porre al tavolo della cultura. Dalla presentazione del libro “Torneranno gli sguardi” di De Giovanni, che parla di accettazione quando è l’ebraismo a confrontarsi con l’omosessualità, al Vite libertine di Ficara, che dedica le sue pagine all’approccio settecentesco alla sessualità: descrivendo 11 profili di libertini d’epoca. L’incontro “Boy’s Love, Girl’s Love e tematiche Lgbtiq+”nei manga” propone invece un viaggio oltre la prospettiva eteronormativa e i binarismi di genere. Mentre tra gli ospiti che si alterneranno ai microfoni, spicca la presenza di Cathy La Torre, influencer, attivista, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio con particolare riferimento alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e ai diritti della comunità Lgbtq+, che presenterà il suo libro “Nessuna causa è persa”. Mentre tra gli espositori, svetta anche il coordinamento del Pride.

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Nel dibattito linguistico sull’italiano che s’interroga su come chiamare le persone che si identificano fuori dalla logica binaria, entra anche il Salone del libro di Torino, scegliendo lo schwa. Ǝ capovolta e “nulla” ebraico che - come dice Vera Gheno, sua strenua sostenitrice “funziona anche semanticamente, perché è anche il suono che emettiamo quando non sappiamo chiamare una cosa”. Il Salone motiva la sua scelta comunicativa così: “Per il nuovo spazio digitale Salto+, cercavamo una soluzione tecnica che fosse agile e inclusiva per accogliere l’intera comunità di lettori. E per farlo, rispetto all’asterisco, abbiamo preferito lo schwa”. Un’apertura alla sperimentazione che arriva proprio dal medium più tradizionale, il libro, e che involontariamente (o forse no) s’inserisce nella diatriba linguistica degli ultimi giorni. Querelle riaccesa dal recente parere dall’Accademia della Crusca, che ha bocciato i vari esperimenti linguistici in atto sul linguaggio non binario – schwa, asterisco, “u” finale – a favore del più ben tradizionale “genere maschile non marcato”. La mossa del Salone del libro non sorprende se si guarda alla programmazione della quattrogiorni (dal 14 al 18 ottobre) della fiera. Solo nella giornata d’apertura, è riservato ampio spazio alla questione Lbtq+, segno che il Salone la ritiene questione da porre al tavolo della cultura. Dalla presentazione del libro “Torneranno gli sguardi” di De Giovanni, che parla di accettazione quando è l’ebraismo a confrontarsi con l’omosessualità, al Vite libertine di Ficara, che dedica le sue pagine all’approccio settecentesco alla sessualità: descrivendo 11 profili di libertini d’epoca. L’incontro “Boy’s Love, Girl’s Love e tematiche Lgbtiq+”nei manga” propone invece un viaggio oltre la prospettiva eteronormativa e i binarismi di genere. Mentre tra gli ospiti che si alterneranno ai microfoni, spicca la presenza di Cathy La Torre, influencer, attivista, avvocata specializzata in diritto antidiscriminatorio con particolare riferimento alle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere e ai diritti della comunità Lgbtq+, che presenterà il suo libro “Nessuna causa è persa”. Mentre tra gli espositori, svetta anche il coordinamento del Pride.
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