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Home » Spettacolo » La drammaturga di “Einstein e me”: “La laurea postuma per Maleva Maric sarebbe un bel segnale”

La drammaturga di “Einstein e me”: “La laurea postuma per Maleva Maric sarebbe un bel segnale”

A pochi giorni dall'assegnazione del Premio Nobel per la Fisica (all'italiano Giorgio Parisi), in occasione del Festival Torinese, la fisica e drammaturga Gabriella Greison porterà in scena la vita della prima moglie di Einstein, chiedendo ancora una volta che le venga assegnato il riconoscimento che merita

Sofia Francioni
8 Ottobre 2021
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Al Festival dell’Innovazione, che si terrà a Settimo Torinese dal 9 al 16 ottobre, la fisica e drammaturga milanese Gabriella Greison, porterà di nuovo in scena “Einstein and me”, raccontando la vita di un’altra fisica, vissuta un secolo prima di lei: quella di Mileva Maric, la prima moglie di Einstein. Un lavoro che prende il via dal 2019, quando Greison, dopo una lunga battaglia, combattuta soprattutto sulle pagine dei giornali, si vede negare dal Politecnico di Zurigo la sua richiesta di attribuzione postuma della laurea in Fisica a Maric. “La laurea postuma significherebbe molto – continua a dire ancora oggi Greison –. Sarebbe un bel segnale di cambiamento e anche un monito: le cose che sono capitate a Mileva non possono più accadere”.

È l’estate del 1896 quando a Zurigo Mileva Maric supera l’esame di ammissione nel prestigioso Politecnico, entrando così tra gli allievi del dipartimento di matematica e fisica assieme ad altri quattro ragazzi. Unica donna presente, la quinta in assoluto a frequentare questo ciclo di studi dalla fondazione del Politecnico, Mileva studia e ottiene buoni voti, ma è corteggiata da un compagno di studi, Albert Einestein. Come ha raccontato la Greison, che ha scritto due libri sulla Maric e sulle donne nella scienza (“Einstein e io” e “Sei donne che hanno cambiato il mondo”), “I due portano avanti i primi esami insieme, lei è ‘la secchiona’, quella sempre preparata, lui il perdigiorno, lo scansafatiche che si fa passare i compiti, ma con un intuito eccezionale. Mileva ha 21 anni, e il mondo sta cambiando intorno a lei. La fisica è desiderosa di far parte di questo stravolgimento in atto in ogni settore, con la sua mentalità scientifica di tutto rispetto vuole dimostrare a se stessa che una donna può realizzare i propri sogni; dopotutto le notizie che arrivano dalla Polonia, di una certa Marie Curie, sono molto confortanti”.

Ma per la giovane le cose vanno diversamente: non si laureerà mai, rinuncerà alla carriera per dedicarsi ai figli e, in seguito alla divorzio con Einstein, dovrà affrontare numerosi problemi. “Quella di Mileva Maric non è una storia professionalmente felice ma è una storia che racconta quanto sia indispensabile lottare per ottenere quello che si vuole e affermarsi anche in mondi prevalentemente maschili”, dice Greison. “Il mio consiglio alle ragazze che vogliono intraprendere una carriera nel mondo scientifico? È quello di imporsi, di sfondare i soffitti se necessario, di non mollare e farsi spazio con forza. Su 114 premi Nobel per la Fisica solo 4 sono andati alle donne. Se una ragazza va a vedere queste statistiche è normale che si demoralizzi. Bisogna fare di tutto per invertire questa situazione”.

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Al Festival dell’Innovazione, che si terrà a Settimo Torinese dal 9 al 16 ottobre, la fisica e drammaturga milanese Gabriella Greison, porterà di nuovo in scena "Einstein and me", raccontando la vita di un'altra fisica, vissuta un secolo prima di lei: quella di Mileva Maric, la prima moglie di Einstein. Un lavoro che prende il via dal 2019, quando Greison, dopo una lunga battaglia, combattuta soprattutto sulle pagine dei giornali, si vede negare dal Politecnico di Zurigo la sua richiesta di attribuzione postuma della laurea in Fisica a Maric. "La laurea postuma significherebbe molto – continua a dire ancora oggi Greison –. Sarebbe un bel segnale di cambiamento e anche un monito: le cose che sono capitate a Mileva non possono più accadere". È l’estate del 1896 quando a Zurigo Mileva Maric supera l'esame di ammissione nel prestigioso Politecnico, entrando così tra gli allievi del dipartimento di matematica e fisica assieme ad altri quattro ragazzi. Unica donna presente, la quinta in assoluto a frequentare questo ciclo di studi dalla fondazione del Politecnico, Mileva studia e ottiene buoni voti, ma è corteggiata da un compagno di studi, Albert Einestein. Come ha raccontato la Greison, che ha scritto due libri sulla Maric e sulle donne nella scienza ("Einstein e io" e "Sei donne che hanno cambiato il mondo"), "I due portano avanti i primi esami insieme, lei è 'la secchiona', quella sempre preparata, lui il perdigiorno, lo scansafatiche che si fa passare i compiti, ma con un intuito eccezionale. Mileva ha 21 anni, e il mondo sta cambiando intorno a lei. La fisica è desiderosa di far parte di questo stravolgimento in atto in ogni settore, con la sua mentalità scientifica di tutto rispetto vuole dimostrare a se stessa che una donna può realizzare i propri sogni; dopotutto le notizie che arrivano dalla Polonia, di una certa Marie Curie, sono molto confortanti". Ma per la giovane le cose vanno diversamente: non si laureerà mai, rinuncerà alla carriera per dedicarsi ai figli e, in seguito alla divorzio con Einstein, dovrà affrontare numerosi problemi. "Quella di Mileva Maric non è una storia professionalmente felice ma è una storia che racconta quanto sia indispensabile lottare per ottenere quello che si vuole e affermarsi anche in mondi prevalentemente maschili", dice Greison. "Il mio consiglio alle ragazze che vogliono intraprendere una carriera nel mondo scientifico? È quello di imporsi, di sfondare i soffitti se necessario, di non mollare e farsi spazio con forza. Su 114 premi Nobel per la Fisica solo 4 sono andati alle donne. Se una ragazza va a vedere queste statistiche è normale che si demoralizzi. Bisogna fare di tutto per invertire questa situazione".
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