La musica, o l’arte più in generale, può andare per conto suo o deve adeguarsi alla sensibilità sociale? Questo è un dibattito enorme, alimentato ogni giorno (oggi c’è Sanremo, domani ci sarà altro) di cui si vede l’inizio a fatica e non si vede la fine neanche a sforzarsi.
Siamo in un periodo storico di cambiamento, questo è evidente, ma cambiare significa cancellare quello che siamo stati? Radere al suolo il passato? Non credo. Significa creare qualcosa di nuovo? Credo di si.
La musica, l’arte in generale, ha sempre rispecchiato i tempi. E’ da sempre un modo di raccontare quello che ci circonda ed ecco, quindi, che i cambiamenti sociali hanno inevitabilmente un impatto sull’arte (e viceversa).
In un momento in cui, fortunatamente, c’è particolare sensibilità a temi come i diritti civili, parità di genere, violenza sulle donne, educazione affettiva, accettazione del rifiuto, è inevitabile che si faccia particolare attenzione alla declinazioni di queste tematiche in tutti i settori. Quindi all’utilizzo delle parole.
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La polemica su La Sad a Sanremo
Ecco che, allora, testi come “Ma tu sei peggio della coca, sei una tr*” (Da Sto nella sad), e “ti sco* solo per strapparti il cuore (Da Psycho girl)”; “E non ho più voglia di stare al mondo, se ci sei te. Prendo il doppio degli psico.. “ sempre da Psycho girl, finiscono sotto i riflettori e al centro delle polemiche.
A far rizzare le antenne del Codacons – che nell’ultimo periodo ha avviato una battaglia contro certi cantanti – non è stata la pubblicazione della canzone della Sad (che ha circa un anno), ma la partecipazione del trio a Sanremo, un palco che nel bene e nel male fa da cassa di risonanza.
La tendenza conservatrice, ancora molto forte, a voler tenere il festival di Sanremo sotto una campana di vetro si scontra spesso con le punture di lifting che il programma sta facendo da qualche anno a questa parte per attirare un pubblico più giovane, spesso e volentieri finendo per fare la figura da boomer (ma questa è un’altra storia). Ogni anno, quindi, la polemica come antipasto del festival è servita.
L’anno scorso era Rosa Chemical, prima ancora è stato Achille Lauro, quest’anno c’è La Sad a minare la stabilità di questa campana di vetro. Che poi – diciamolo – finisce quasi sempre che l’hype dei mesi precedenti intorno al personaggio di turno, finisce per sgonfiarsi alla prima serata.
Fino a quel momento, però, dobbiamo sorbirci i vari botta e risposta. E quindi il Codacons che chiede alla Rai e al direttore artistico, Amadeus, il perché ci sia La Sad sul palco visto che “un Paese che si commuove per Giulia Cecchettin non può applaudire brani offensivi nei confronti delle donne e caratterizzati da una esaltazione costante di violenza e misoginia”.

Amadeus che risponde con una lezione di vita: “Prima si ascolta la canzone, si legge il libro, si guarda il film o un programma televisivo e poi si esprime un parere o si giudica. Non prima. E’ sbagliato avere un pregiudizio”.
E il Codacons che replica: “Se da un lato è vero che non si giudica una canzone prima di averla ascoltata dall’altro è altrettanto vero che si può e si deve giudicare prima un cantante se già se ne conoscono i brani e le violenze verbali verso le donne. Siamo sicuri – continua – che Amadeus comprenderà la gravità della presenza dei La Sad e tornerà indietro, ma se non torna sui suoi passi e non ritira questo gruppo dalla gara, andremo avanti e saremo costretti a presentare esposto all’Agcom e alla Rai”.
Come andrà a finire? Quasi sicuramente La Sad canteranno al festival, magari anche “ripuliti” e sanremizzati, e Amadeus li ascolterà con espressione soddisfatta e con il “ve lo avevo detto” sulle labbra.
L’importanza delle parole
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