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Home » Sport » Caso Lukaku, il razzismo non si placa negli stadi

Caso Lukaku, il razzismo non si placa negli stadi

Durante la semifinale d'andata di Coppa Italia, l'attaccante nerazzurro è stato nuovamente oggetto di cori e insulti razzisti

Marco Pili
5 Aprile 2023
Lukaku Razzismo

Romelu Lukaku segna al 95' il rigore dell'1-1 (ANSA)

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Romelu Lukaku è stato nuovamente coinvolto in episodi di razzismo. In occasione della prima semifinale d’andata tra Juventus e Inter, valida per l’accesso alla finale di Coppa Italia, le tifoserie italiane si sono macchiate di intolleranza razziale. L’attaccante nerazzurro, 29 anni, è stato chiamato, al 95′, a battere il rigore decisivo per siglare un eventuale pareggio. Durante l’esecuzione, però, il calciatore è stato ancora bersaglio di cori e insulti. La sua esultanza, rivolta ai tifosi che lo avevano discriminato, è stata punita dall’arbitro Massa con il secondo cartellino giallo, provocandone l’espulsione.

Coppa Italia Juventus Inter Lukaku
Lukaku al momento dell’espulsione (ANSA)

La denuncia della sua agenzia

I fatti sono stati denunciati su Instagram da Michael Yormark, presidente di Roc Nation Sports International che da anni gestisce l’immagine del calciatore belga. “Romelu merita delle scuse da parte della Juventus e mi aspetto che la Lega condanni immediatamente il comportamenti di questo gruppo di tifosi della Juventus. Le autorità italiane devono sfruttare questa opportunità per affrontare il razzismo, piuttosto che punire la vittima dell’abuso. Sono certo che il mondo del calcio condivide lo stesso sentimento”. Così il suo agente, che oltre a richiedere pene severe per gli autori del gesto lancia l’ennesimo appello alla creazione di un fronte unito contro il razzismo negli stadi italiani.

Razzismo negli stadi, un fenomeno che non conosce fine

L’episodio occorso durante la partita tra Juventus e Inter è solo uno degli innumerevoli casi di intolleranza nelle curve italiane. Il movimento calcistico, chiamato da anni a fronteggiare il problema delle discriminazioni sessiste e razziali, non ha mai affrontato la realtà dei fatti con la risolutezza necessaria per estirparlo definitivamente, nonostante alcune iniziative sociali. Lukaku, Maignan, Balotelli, sono solo alcuni dei calciatori colpiti dalle offese e dagli ululati provenienti dalle tifoserie avversarie, incapaci di limitarsi al sostegno della propria squadra. Un problema sociale che si riflette troppo spesso sui campi da calcio, luoghi nei quali dovrebbero essere il rispetto e la competizione i sentimenti dominanti, e non l’odio e la discriminazione.

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Romelu Lukaku è stato nuovamente coinvolto in episodi di razzismo. In occasione della prima semifinale d'andata tra Juventus e Inter, valida per l'accesso alla finale di Coppa Italia, le tifoserie italiane si sono macchiate di intolleranza razziale. L'attaccante nerazzurro, 29 anni, è stato chiamato, al 95', a battere il rigore decisivo per siglare un eventuale pareggio. Durante l'esecuzione, però, il calciatore è stato ancora bersaglio di cori e insulti. La sua esultanza, rivolta ai tifosi che lo avevano discriminato, è stata punita dall'arbitro Massa con il secondo cartellino giallo, provocandone l'espulsione.
Coppa Italia Juventus Inter Lukaku
Lukaku al momento dell'espulsione (ANSA)

La denuncia della sua agenzia

I fatti sono stati denunciati su Instagram da Michael Yormark, presidente di Roc Nation Sports International che da anni gestisce l'immagine del calciatore belga. "Romelu merita delle scuse da parte della Juventus e mi aspetto che la Lega condanni immediatamente il comportamenti di questo gruppo di tifosi della Juventus. Le autorità italiane devono sfruttare questa opportunità per affrontare il razzismo, piuttosto che punire la vittima dell'abuso. Sono certo che il mondo del calcio condivide lo stesso sentimento". Così il suo agente, che oltre a richiedere pene severe per gli autori del gesto lancia l'ennesimo appello alla creazione di un fronte unito contro il razzismo negli stadi italiani.

Razzismo negli stadi, un fenomeno che non conosce fine

L'episodio occorso durante la partita tra Juventus e Inter è solo uno degli innumerevoli casi di intolleranza nelle curve italiane. Il movimento calcistico, chiamato da anni a fronteggiare il problema delle discriminazioni sessiste e razziali, non ha mai affrontato la realtà dei fatti con la risolutezza necessaria per estirparlo definitivamente, nonostante alcune iniziative sociali. Lukaku, Maignan, Balotelli, sono solo alcuni dei calciatori colpiti dalle offese e dagli ululati provenienti dalle tifoserie avversarie, incapaci di limitarsi al sostegno della propria squadra. Un problema sociale che si riflette troppo spesso sui campi da calcio, luoghi nei quali dovrebbero essere il rispetto e la competizione i sentimenti dominanti, e non l'odio e la discriminazione.
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