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Home » Sport » Primo oro misto per lo sport italiano: i velisti Ruggero Tita e Caterina Banti trionfano fra gli equipaggi uomo-donna

Primo oro misto per lo sport italiano: i velisti Ruggero Tita e Caterina Banti trionfano fra gli equipaggi uomo-donna

Lui, trentino di 29 anni, ingegnere; lei romana di 34 poliglotta (conosce sei lingue) formano una coppia imbattibile dal 2016. Durante il lockdown Caterina si è allenata sporgendosi con l'imbragatura dal terrazzo di casa

Federico Martini
4 Agosto 2021
Italy's Ruggero Tita and Caterina Banti, gold medal, pose on the podium  aftyer the mixed multihull Nacra 17 foiling race during the Tokyo 2020 Olympic Games sailing competition at the Enoshima Yacht Harbour in Fujisawa, Kanagawa Prefecture, Japan, on August 3, 2021. (Photo by Olivier MORIN / AFP)

Italy's Ruggero Tita and Caterina Banti, gold medal, pose on the podium aftyer the mixed multihull Nacra 17 foiling race during the Tokyo 2020 Olympic Games sailing competition at the Enoshima Yacht Harbour in Fujisawa, Kanagawa Prefecture, Japan, on August 3, 2021. (Photo by Olivier MORIN / AFP)

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Ancora una pagina di storia per l’Italia dello sport, ancora una “prima volta”, con tabù sfatati: il quinto oro degli azzurri in Giappone è arrivato dalla vela, dallo splendido percorso concluso con la regata finale vincente nella classe del catamarano misto foiling Nacra 17, da Ruggero Tita e Caterina Banti. Tanti i risvolti storici della vittoria azzurra sul catamarano, che è soprattutto una prima assoluta per un team misto: mai l’Italia aveva conquistato l’ oro con una squadra formata da un uomo e una donna.

Festa grande a Trento, dove abita il ventinovenne Ruggero Tita che festeggia il primo cittadino che sale sul gradino più alto del podio olimpico. In coppia con la romana Caterina Banti, 34 anni, ha seguito il percorso che era stato disegnato alla vigilia come ideale: almeno il sesto posto – si era detto nei giorni scorsi – per assicurarsi la vittoria e impedire agli inseguitori della Gran Bretagna di insidiare il primo posto.

Nella vela, l’Italia torna sul podio dopo l’argento di Alessandra Sensini nel windsurf e il bronzo di Diego Romero nel Laser di Pechino 2008: “in epoche non sospette – sono state le parole di un emozionato Giovanni Malagò, che ha premiato gli azzurri all’Enoshima Yacht Harbour – avevo chiesto al Cio di effettuare questa premiazione. Avevo visto lungo”.

Il trentino Tita, nato a Rovereto, velista d’acqua dolce ai primi passi in barca,  ha cominciato a gareggiare con l’Associazione Velica Trentina, attualmente fa parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Alle Olimpiadi di Rio partecipò in coppia con Pietro Zucchetti nella coppia 49er. Assieme alla Banti ha vinto un oro e un bronzo ai mondiali, 2 titoli europei.

Romana, originaria della zona del lago di Bracciano, la trentaquattrenne Caterina Banti corre per il Circolo Canottieri Aniene. Oltre che a numerosi sport, – fra gli altri scherma, danza classica ed equitazione, si è laureata in Studi Orientali con una magistrale in Studi Islamici. Parla inglese, francese, spagnolo, arabo e turco. La curiosità è che durante il lockdown, per tenersi allenata Caterina ha effettuato le manovre tipiche della vela sporgendosi dal terrazzo di casa, imbragata alle ringhiere e a ganci ancorati alla facciata, fra lo stupore dei vicini e la preoccupazione di chi era ignaro della sua attività,

Ha incontrato Tita a Formia, nel 2016 e i due hanno costituito da allora un team vincente: «siamo stati super coordinati e super sincronizzati – hanno detto subito dopo la vittoria – è il risultato di un lavoro costruito in questi cinque anni».

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Ancora una pagina di storia per l'Italia dello sport, ancora una "prima volta", con tabù sfatati: il quinto oro degli azzurri in Giappone è arrivato dalla vela, dallo splendido percorso concluso con la regata finale vincente nella classe del catamarano misto foiling Nacra 17, da Ruggero Tita e Caterina Banti. Tanti i risvolti storici della vittoria azzurra sul catamarano, che è soprattutto una prima assoluta per un team misto: mai l’Italia aveva conquistato l’ oro con una squadra formata da un uomo e una donna. Festa grande a Trento, dove abita il ventinovenne Ruggero Tita che festeggia il primo cittadino che sale sul gradino più alto del podio olimpico. In coppia con la romana Caterina Banti, 34 anni, ha seguito il percorso che era stato disegnato alla vigilia come ideale: almeno il sesto posto - si era detto nei giorni scorsi - per assicurarsi la vittoria e impedire agli inseguitori della Gran Bretagna di insidiare il primo posto. Nella vela, l’Italia torna sul podio dopo l’argento di Alessandra Sensini nel windsurf e il bronzo di Diego Romero nel Laser di Pechino 2008: "in epoche non sospette - sono state le parole di un emozionato Giovanni Malagò, che ha premiato gli azzurri all’Enoshima Yacht Harbour - avevo chiesto al Cio di effettuare questa premiazione. Avevo visto lungo". Il trentino Tita, nato a Rovereto, velista d'acqua dolce ai primi passi in barca,  ha cominciato a gareggiare con l’Associazione Velica Trentina, attualmente fa parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. Alle Olimpiadi di Rio partecipò in coppia con Pietro Zucchetti nella coppia 49er. Assieme alla Banti ha vinto un oro e un bronzo ai mondiali, 2 titoli europei. Romana, originaria della zona del lago di Bracciano, la trentaquattrenne Caterina Banti corre per il Circolo Canottieri Aniene. Oltre che a numerosi sport, - fra gli altri scherma, danza classica ed equitazione, si è laureata in Studi Orientali con una magistrale in Studi Islamici. Parla inglese, francese, spagnolo, arabo e turco. La curiosità è che durante il lockdown, per tenersi allenata Caterina ha effettuato le manovre tipiche della vela sporgendosi dal terrazzo di casa, imbragata alle ringhiere e a ganci ancorati alla facciata, fra lo stupore dei vicini e la preoccupazione di chi era ignaro della sua attività, Ha incontrato Tita a Formia, nel 2016 e i due hanno costituito da allora un team vincente: «siamo stati super coordinati e super sincronizzati - hanno detto subito dopo la vittoria - è il risultato di un lavoro costruito in questi cinque anni».
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