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Home » Lifestyle » L’allarme del Moige: il 31% dei minori in Italia è vittima di cyberbullismo, il 54% di bullismo

L’allarme del Moige: il 31% dei minori in Italia è vittima di cyberbullismo, il 54% di bullismo

I giovanissimi sono sempre più iperconnessi: il 63% si collega a internet senza alcuna supervisione. Il body shaming è il pericolo numero uno

Maurizio Costanzo
7 Febbraio 2023
bullismo-scuola-inclusi

Tra gli studenti aumentano i casi di cyberbullismo

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I giovanissimi sono sempre più iperconnessi. Lo dicono i dati: il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione. Un bell’incremento, se si pensa che nel 2021 era ‘solo’ il 59%. È la fotografia che emerge dall’indagine ”Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web”, realizzata dal Moige in collaborazione con l’Istituto Piepoli, che ha analizzato il rapporto dei minori con il web e i vari device intervistando 1.144 minori dai 6 ai 18 anni. L’evento è stata l’occasione anche per lanciare la VI edizione della campagna “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digitale contro cyberbullismo e cyber risk”, che coinvolge ogni anno migliaia di studenti, docenti e genitori.

I minori sono sempre più iperconnessi
I minori sono sempre più iperconnessi

Amicizie reali vs amicizie virtuali: chi vince?

Dati alla mano, lo studio ci rimanda un’immagine di una generazione sempre più iperconnessa (al 15% dei minori capita sempre o spesso di rinunciare ad ore di sonno per stare di più su internet), che però, dato interessante non sta sostituendo le relazioni nel mondo reale con quelle virtuali. L’89% degli intervistati dichiara di avere più amici nel mondo reale (nel 2020 erano l’81%) e diminuisce il numero di chi fa nuove conoscenze online sempre o spesso (22% contro il 26% del 2020).

Social: identità reale o identità falsa?

I social più utilizzati sono YouTube, Instagram e Tik Tok, dove il 68% dichiara di essere molto o abbastanza attivo. Il 69% dichiara di usare spesso o sempre la vera identità, preoccupa il 30% che accetta spesso o sempre anche amicizie da estranei, e ancora più grave il 15% che ha dato il proprio numero di cellulare ad estranei conosciuti online e il 6% ha, addirittura, scambiato foto personali con loro. Il 3%, purtroppo, ha subito phishing, il 13% dichiara di essersene accorto per tempo. Tra le vittime, 2 su 3 non hanno denunciato per vergogna (9%), paura dei genitori (9%), timore di essere preso in giro (4%) o altro (78%).

Il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione (nel 2021 era il 59%)
Il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione (nel 2021 era il 59%)

Dipendenza da internet: “Mai un giorno senza”

Internet viene utilizzato principalmente per chattare (70%, contro il 60% del 2021), e il 69% degli intervistati dichiara che l’idea di stare un giorno intero senza internet lo fa sentire molto o abbastanza arrabbiato. Per il 17% dei minori internet è l’unica fonte di informazione, per gli altri, la fonte principale sono i genitori o altri adulti (52%) o la tv (23%). Più della metà dei minori (53%) ritiene che ciò che si legge online sia poco attendibile.

Siti ‘vietati’ ai minori: è davvero così?

Nell’indagine di quest’anno sul rapporto dei minori con il web, è stato inserito un capitolo espressamente dedicato a Onlyfans. Nonostante sia vietata l’iscrizione ai minori di 18 anni, il 3% degli intervistati ammette di avere un account personale, percentuale analoga viene rilevata anche nella fascia d’età 11-14 anni, e l’1% degli intervistati ha condiviso online materiali. Del resto, la rete sembra essere poco attenta a evitare che i minori abbiano accesso a contenuti a loro vietati. Il 21% dichiara di visualizzare sempre o spesso contenuti per adulti, solo il 21% lo fa raramente. Alla domanda se, in caso di navigazione su siti vietati, sia stato chiesto loro di essere maggiorenne prima di consentire l’accesso, l’83% ha risposto di no.

Cyberbullismo: il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020
Cyberbullismo: il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020

I rischi della rete: bullismo e cyberbullismo in aumento

Aumentano, purtroppo, gli episodi di bullismo e cyberbullismo. I minori vittime di prepotenze nella vita reale, o che le abbiano subite qualche volta sono il 54%, contro il 44% del 2020. Un incremento significativo, di ben 10 punti, che deve spingerci a riflettere. Per quanto riguarda il cyber bullismo, il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020. Il fenomeno sembra interessare più i ragazzi delle ragazze sia nella vita reale (il 57% dei maschi è stato vittima di prepotenze, contro il 50% delle femmine) sia in quella virtuale (32% contro 29%). Nel 42% si tratta di offese verbali, ma sono frequenti anche violenze fisiche (26%) e psicologiche (26%).

Nel caso del cyberbullismo, invece, il 14% ha subito scherzi o telefonate mute, l’11% ha ricevuto insulti tramite messaggi istantanei, il 10% tramite Sms, il 3% tramite foto o video e, addirittura, il 2% ha ricevuto minacce. In queste circostanze, il sentimento più diffuso è la solitudine e il sentirsi isolato (28%), seguito dalla rabbia (27%) e dalla paura (25%). Il 34% dei minori che hanno partecipato allo studio conosce qualcuno che è stato vittima di prepotenze (nel 2020 erano il 29%). Il 10% (+3%) ammette di aver preso parte ad episodi di prepotenza, il 6% ha usato foto o video per offendere altre persone. Un preoccupante 53% (+15% rispetto al 2020) dice di prendere abitualmente in giro uno o più amici, ma che lui/loro sanno che lo fa per scherzare.

Secondo i dati del Moige, sono sempre più diffusi gli episodi di bullismo e cyberbullismo
Secondo i dati del Moige, sono sempre più diffusi gli episodi di bullismo e cyberbullismo

Pericolo numero uno: il body shaming

Il 52% è pienamente consapevole dei reati che commette se intraprende un’azione di bullismo usando internet o lo smartphone, il 14% lo è abbastanza, ma questo non sembra un deterrente. Un 26%, invece, dichiara di non saperne nulla della gravità del reato. Intervistati, con risposte multiple, sui motivi che spingono ad avere comportamenti di prepotenza o di bullismo nei confronti degli altri, il 54% indica il body shaming. Mentre tra i motivi che spingono i bulli ad agire in questo modo, il 50% afferma che così dimostra di essere più forte degli altri, il 47% si diverte a mettere in ridicolo gli altri, per il 37% il bullo si comporta in questo modo perché gli piace che gli altri lo temano.

Vittime, carnefici e… ‘complici’

Ma come si comportano se assistono a episodi di bullismo? Alla domanda su come si comportano i compagni quando assistono a queste situazioni, solo il 34% risponde “aiutano la vittima”, un dato che nel 2020 era il 44%. Un calo drastico, che forse potrebbe essere spiegato con una minore empatia sociale dovuta al distanziamento sociale e al lockdown, che ha impedito ai minori di intessere relazioni profonde. Migliora, invece, la percentuale degli insegnanti che, rendendosi conto di quanto accaduto, intervengono prontamente (46% contro il 40% del 2020). Un 7%, però, dichiara che i docenti, sebbene si rendano conto di quanto succede, non fanno nulla per fermare le prepotenze.

I social più utilizzati dai minori sono YouTube, Instagram e Tik Tok, dove il 68% dichiara di essere molto o abbastanza attivo
I social più utilizzati dai minori sono YouTube, Instagram e Tik Tok, dove il 68% dichiara di essere molto o abbastanza attivo

Opportunità e insidie del web: la risposta delle istituzioni

“Come governo siano perfettamente consapevoli della difficoltà che oggi c’è tra i giovani di poter gestire uno strumento che da un lato è uno strumento di aiuto, di promozione delle conoscenze, di accesso alle nuove tecnologie che permettono di evolvere anche da un punto di vista cognitivo e di conoscenze, ma d’altra parte è anche uno strumento dal quale possono arrivare molti pericoli. Il compito del governo, delle istituzioni, del terzo settore come il Moige, è quello di esaltare le opportunità che l’evoluzione tecnologica dà, ma scongiurando i rischi che invece si annidano attraverso la rete”. Così il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, intervenuta alla presentazione dell’indagine dell’Istituto Piepoli sul tema dei cyber risk e del progetto “Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digital contro cyberbullismo e cyber risk”.

“Il digitale è un’opportunità – ha aggiunto Bellucci – ma nasconde anche numerose insidie per i nostri ragazzi, i quali sono sempre più esposti al fenomeno del cyberbullismo. È quindi fondamentale rompere la barriera intergenerazionale, soprattutto tra genitori, figli e adulti di riferimento. La diffusione dei dispositivi connessi è un fattore di rischio, ma rappresenta anche un elemento ineliminabile e ampliamento delle conoscenze frutto del progresso tecnologico. È quindi di vitale importanza educare i nostri ragazzi e formare i genitori per eliminare quell’asimmetria informativa che rende le famiglie sole di fronte ai fenomeni che minacciano la crescita dei più piccoli”.

 

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I minori sono sempre più iperconnessi
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Amicizie reali vs amicizie virtuali: chi vince?

Dati alla mano, lo studio ci rimanda un'immagine di una generazione sempre più iperconnessa (al 15% dei minori capita sempre o spesso di rinunciare ad ore di sonno per stare di più su internet), che però, dato interessante non sta sostituendo le relazioni nel mondo reale con quelle virtuali. L'89% degli intervistati dichiara di avere più amici nel mondo reale (nel 2020 erano l'81%) e diminuisce il numero di chi fa nuove conoscenze online sempre o spesso (22% contro il 26% del 2020).

Social: identità reale o identità falsa?

I social più utilizzati sono YouTube, Instagram e Tik Tok, dove il 68% dichiara di essere molto o abbastanza attivo. Il 69% dichiara di usare spesso o sempre la vera identità, preoccupa il 30% che accetta spesso o sempre anche amicizie da estranei, e ancora più grave il 15% che ha dato il proprio numero di cellulare ad estranei conosciuti online e il 6% ha, addirittura, scambiato foto personali con loro. Il 3%, purtroppo, ha subito phishing, il 13% dichiara di essersene accorto per tempo. Tra le vittime, 2 su 3 non hanno denunciato per vergogna (9%), paura dei genitori (9%), timore di essere preso in giro (4%) o altro (78%).
Il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione (nel 2021 era il 59%)
Il 22% dei minori supera le 5 ore al giorno connesso, il 63% si collega ad internet senza alcuna supervisione (nel 2021 era il 59%)

Dipendenza da internet: "Mai un giorno senza"

Internet viene utilizzato principalmente per chattare (70%, contro il 60% del 2021), e il 69% degli intervistati dichiara che l'idea di stare un giorno intero senza internet lo fa sentire molto o abbastanza arrabbiato. Per il 17% dei minori internet è l'unica fonte di informazione, per gli altri, la fonte principale sono i genitori o altri adulti (52%) o la tv (23%). Più della metà dei minori (53%) ritiene che ciò che si legge online sia poco attendibile.

Siti 'vietati' ai minori: è davvero così?

Nell'indagine di quest'anno sul rapporto dei minori con il web, è stato inserito un capitolo espressamente dedicato a Onlyfans. Nonostante sia vietata l'iscrizione ai minori di 18 anni, il 3% degli intervistati ammette di avere un account personale, percentuale analoga viene rilevata anche nella fascia d'età 11-14 anni, e l'1% degli intervistati ha condiviso online materiali. Del resto, la rete sembra essere poco attenta a evitare che i minori abbiano accesso a contenuti a loro vietati. Il 21% dichiara di visualizzare sempre o spesso contenuti per adulti, solo il 21% lo fa raramente. Alla domanda se, in caso di navigazione su siti vietati, sia stato chiesto loro di essere maggiorenne prima di consentire l'accesso, l'83% ha risposto di no.
Cyberbullismo: il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020
Cyberbullismo: il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020

I rischi della rete: bullismo e cyberbullismo in aumento

Aumentano, purtroppo, gli episodi di bullismo e cyberbullismo. I minori vittime di prepotenze nella vita reale, o che le abbiano subite qualche volta sono il 54%, contro il 44% del 2020. Un incremento significativo, di ben 10 punti, che deve spingerci a riflettere. Per quanto riguarda il cyber bullismo, il 31% dei minori ne è stato vittima almeno una volta, contro il 23% del 2020. Il fenomeno sembra interessare più i ragazzi delle ragazze sia nella vita reale (il 57% dei maschi è stato vittima di prepotenze, contro il 50% delle femmine) sia in quella virtuale (32% contro 29%). Nel 42% si tratta di offese verbali, ma sono frequenti anche violenze fisiche (26%) e psicologiche (26%). Nel caso del cyberbullismo, invece, il 14% ha subito scherzi o telefonate mute, l'11% ha ricevuto insulti tramite messaggi istantanei, il 10% tramite Sms, il 3% tramite foto o video e, addirittura, il 2% ha ricevuto minacce. In queste circostanze, il sentimento più diffuso è la solitudine e il sentirsi isolato (28%), seguito dalla rabbia (27%) e dalla paura (25%). Il 34% dei minori che hanno partecipato allo studio conosce qualcuno che è stato vittima di prepotenze (nel 2020 erano il 29%). Il 10% (+3%) ammette di aver preso parte ad episodi di prepotenza, il 6% ha usato foto o video per offendere altre persone. Un preoccupante 53% (+15% rispetto al 2020) dice di prendere abitualmente in giro uno o più amici, ma che lui/loro sanno che lo fa per scherzare.
Secondo i dati del Moige, sono sempre più diffusi gli episodi di bullismo e cyberbullismo
Secondo i dati del Moige, sono sempre più diffusi gli episodi di bullismo e cyberbullismo

Pericolo numero uno: il body shaming

Il 52% è pienamente consapevole dei reati che commette se intraprende un'azione di bullismo usando internet o lo smartphone, il 14% lo è abbastanza, ma questo non sembra un deterrente. Un 26%, invece, dichiara di non saperne nulla della gravità del reato. Intervistati, con risposte multiple, sui motivi che spingono ad avere comportamenti di prepotenza o di bullismo nei confronti degli altri, il 54% indica il body shaming. Mentre tra i motivi che spingono i bulli ad agire in questo modo, il 50% afferma che così dimostra di essere più forte degli altri, il 47% si diverte a mettere in ridicolo gli altri, per il 37% il bullo si comporta in questo modo perché gli piace che gli altri lo temano.

Vittime, carnefici e… 'complici'

Ma come si comportano se assistono a episodi di bullismo? Alla domanda su come si comportano i compagni quando assistono a queste situazioni, solo il 34% risponde "aiutano la vittima", un dato che nel 2020 era il 44%. Un calo drastico, che forse potrebbe essere spiegato con una minore empatia sociale dovuta al distanziamento sociale e al lockdown, che ha impedito ai minori di intessere relazioni profonde. Migliora, invece, la percentuale degli insegnanti che, rendendosi conto di quanto accaduto, intervengono prontamente (46% contro il 40% del 2020). Un 7%, però, dichiara che i docenti, sebbene si rendano conto di quanto succede, non fanno nulla per fermare le prepotenze.
I social più utilizzati dai minori sono YouTube, Instagram e Tik Tok, dove il 68% dichiara di essere molto o abbastanza attivo
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Opportunità e insidie del web: la risposta delle istituzioni

“Come governo siano perfettamente consapevoli della difficoltà che oggi c'è tra i giovani di poter gestire uno strumento che da un lato è uno strumento di aiuto, di promozione delle conoscenze, di accesso alle nuove tecnologie che permettono di evolvere anche da un punto di vista cognitivo e di conoscenze, ma d'altra parte è anche uno strumento dal quale possono arrivare molti pericoli. Il compito del governo, delle istituzioni, del terzo settore come il Moige, è quello di esaltare le opportunità che l'evoluzione tecnologica dà, ma scongiurando i rischi che invece si annidano attraverso la rete”. Così il viceministro al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, intervenuta alla presentazione dell'indagine dell'Istituto Piepoli sul tema dei cyber risk e del progetto "Giovani Ambasciatori per la cittadinanza digital contro cyberbullismo e cyber risk". “Il digitale è un'opportunità – ha aggiunto Bellucci - ma nasconde anche numerose insidie per i nostri ragazzi, i quali sono sempre più esposti al fenomeno del cyberbullismo. È quindi fondamentale rompere la barriera intergenerazionale, soprattutto tra genitori, figli e adulti di riferimento. La diffusione dei dispositivi connessi è un fattore di rischio, ma rappresenta anche un elemento ineliminabile e ampliamento delle conoscenze frutto del progresso tecnologico. È quindi di vitale importanza educare i nostri ragazzi e formare i genitori per eliminare quell'asimmetria informativa che rende le famiglie sole di fronte ai fenomeni che minacciano la crescita dei più piccoli”.  
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