Polonia, arriva un nuovo disegno di legge sulle unioni civili
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Silvia, l'Italia è l'ultimo Paese in Europa per differenziale nella cura domestica e dei figli tra mamme e papà. Come funziona in casa sua?
"Io e il mio compagno lavoriamo entrambi. Stefano esce dal lavoro un’ora prima di me. La mattina io sveglio i ragazzi e li preparo per la scuola. Mentre lui, dopo il lavoro, va a prenderli dai miei suoceri: se c'è bisogno va a fare la spesa, li lava o manda una lavatrice appena arriva a casa. Mentre io quando torno preparo la cena. Poi andiamo a tutti a letto e la mia casa resta piena di polvere (ride). I miei figli fanno entrambi il tempo pieno all'asilo e alle elementari, quindi finiscono alle 15.30 e alle 16 una scelta criticata, ma che per noi fondamentale".
Perché criticata?
"Poverini tutte quelle ore in classe! è la prima obiezione. La seconda? La scuola non è un parcheggio per genitori!. Frasi che mi fanno letteralmente uscire-di-testa. Alle elementari, quello più grande, nel dopo scuola fa tante attività: progetti scientifici, artistici, visioni di film e lezioni d'inglese. Nella scuola ci sono persone competenti e formate che hanno un ruolo istruttivo ed educativo, un’ottima soluzione per genitori lavoratori, perché a casa con i nonni non necessariamente si sta meglio. Inoltre, per loro, occuparsi dei nipoti dev'essere una scelta e non un obbligo. E sia chiaro: amore e affetto non c'entrano niente in questo caso".
E invece, in tanti casi, senza i nonni i genitori sarebbero disperati
"Anche nel mio caso è così. Sono i miei suoceri ad andarli a prendere a scuola tutti i giorni e sono sempre loro ad accompagnare il più grande al corso di danza"
Quale potrebbe essere la soluzione?
"Trasformare le scuole in dei veri e propri campus e potenziare il dopo scuola. I bambini fanno tante attività sportive durante la settimana e quando li scarrozzi da una parte all'altra non fai il genitore, fai l'autista. Penso ai bonus, ai rimborsi forfettari che vengono erogati ai genitori: ne farei volentieri a meno se venissero convogliati in servizi di questo tipo. E invece lo Stato continua a ripeterci che dobbiamo fare figli come un dovere verso la Patria, senza però venire realmente incontro alle esigenze dei genitori lavoratori".
Perché siamo così indietro?
"L'Italia è culturalmente e praticamente improntata sulla donna angelo del focolare, come fossimo negli anni Cinquanta quando, anche se una mamma lavorava, aveva altre cinque donne a disposizione che le accudivano i figli. Oggi non è più così: non siamo fatti per crescere i figli da soli, abbiamo invece bisogno della società e le strutture pubbliche dovrebbero adeguarsi".
In casa sua i carichi sono abbastanza distribuiti?
"Sì, ho messo dei paletti molto presto. Ma tuttora, se succede un imprevisto, sono io a dover riorganizzare le giornate di tutti. E la prima colpevole sono io. Noi mamme siamo sempre portate a dire: faccio io, perché se non lo fa la mamma chi deve farlo? Ma la retorica delle super eroine o delle mamme multitasking ci inchioda tantissimo in questa posizione".
Come mai le mamme non riescono a fare un passo indietro?
"La maternità è fondata sul senso di colpa. Un senso di colpa che inizia dai primi momenti della gravidanza. Se lavori, ti senti in colpa perché non dai tempo ai figli. Se non lavori, pensi che potresti precludere loro delle possibilità. Se li sgridi, pensi che la disciplina dolce sia quella migliore ma se poi non lo fai ti domandi: sarò troppo morbida? E andando avanti, senso di colpa dopo senso di colpa".
Quando invece, guardando ai dati, dovrebbero essere i partner e in alcuni casi anche i figli a sentirsi così
"Sì, ma non accade. Il senso di colpa è interiorizzato soprattutto dalle mamme".
Alcune mamme neanche se lo domandano più, lo danno per assodato e dicono: "la casa è un mio dovere". È responsabilità delle donne scegliere bene con chi fare dei figli?
"Sì, ma vale ambo le parti. Bisogna considerare però che i figli, quando arrivano, spostano tanti equilibri nel singolo e nella coppia, in maniera imprevista e imprevedibile e quindi a volte anche dopo averlo atteso tanto ci si può rendere conto di non volerlo più, di aver sbagliato, di allontanarsi".
Com'è stato affrontare la pandemia?
"Terribile. L’anno scorso, tra lockdown, zone rosse, gialle e arancioni, sono arrivata addirittura a pensare di lasciare il mio lavoro: non do un contributo così fondamentale all’economia domestica e per la prima volta ho capito le donne che smettono di lavorare: non per volontà, ma per disperazione. Per tre mesi sono rimasta chiusa in casa, 24 ore su 24, con i miei figli: il mio compagno ha continuato a lavorare. Io, che per mia natura ho bisogno di momenti di solitudine, sono stata molto male e di conseguenza anche loro".
I figli assorbono tutto?
"Tutto: sono il tuo specchio. Per questo fare il genitore richiede tanto lavoro su te stesso, se vuoi farlo bene. La pandemia ha confermato anche una cosa in cui credo: non è la quantità di tempo che si trascorre con i figli a farli stare bene, ma la qualità di quei momenti. Per me la quarantena è stata un incubo e penso anche per loro".
Bisognerebbe forse dire che ci sono tante mamme, tutte diverse, nascoste dietro l'archetipo dell'eroina?
"Certo, il problema è che parliamo sempre di quello che ci aspettiamo dalle mamme, ma mai di loro. Insomma, la mamma è la mamma: ma che cos'è una mamma? Ci sono tanti modi diversi di essere madri, solo che ci fanno riconcorrere sempre quell’unico modello, duro a morire".
Silvia che mamma è?
"Una persona che ha messo al mondo altre persone che saranno a loro volta altre persone. Ho scelto di avere non uno, ben due figli, ma sono e rimango una persona con le mie esigenze e non una loro appendice".
E una mamma cos'è?
"Eh, non lo so. La maternità ti cambia e le aspettative che sorgono, una volta che sei diventata mamma, ti portano via tanto di te stessa. È fisicamente stancante: c’è gente che dopo essere diventata genitore non dorme per anni. Uno dei motivi principali della depressione post-parto nasce dal fatto che, da quando diventi mamma, sei circondata da un costante vocìo di persone che ti dicono cosa devi fare, cosa devi provare. Ma la maternità è fatta anche di altre cose, il problema è che è molto più facile vedere gli aspetti negativi piuttosto che quelli positivi, perché questi ultimi non sono cose tangibili, mentre un bambino che vomita è, ahimè, un dato di fatto. La fatica dell'essere madre ti costringe a guardare talmente tanto dentro te stessa che a volte è doloroso. Bellissimo, difficile e stancante: non riesco a descrivere il senso di straziamento che ti dà la maternità, che si porta dietro tanta meraviglia ma anche un’infinità di paure e tormenti, che non credo se ne andranno mai"
Mamme non si nasce ma lo si diventa
"Sì e ognuna a modo suo. Madre e figlio sono prima di tutto degli sconosciuti che imparano a conoscersi mano a mano. Non dimenticarsi di essere delle persone è importante. Alle altre mamme mi viene da dire: cura te stessa mentre ti curi di essere madre. Non mettere tutto avanti, non lasciare tutto indietro. Diventare genitori è una scelta che va ben ponderata: ti dà tanto, ma si prende anche tanto".
Parlare con altre mamme aiuta?
"È fondamentale per non sentirsi degli alieni".
Ci sono genitori più o meno omertosi sui problemi del ruolo?
"Ma sì! Su Facebook seguo mammaremale, un gruppo di donne, di mamme, che condividono pro e contro della loro vita quotidiana. Il confronto ti fa sentire meno solo. Le emozioni negative devi incanalarle, parlarne schiettamente. Quando una mia amica o conoscente rimane incinta, io faccio sempre la parte di quella che dice: 'Quando vorrai sfogarti con qualcuno e lamentarti, sono qui. Le cose belle raccontale agli altri (ride), perché non far finta che sia tutto bellissimo è importante'".
Delle mamme non si parla mai, ma forse ancora meno dei papà...
"Assolutamente. Trovo disgustoso quando dei padri che si occupano amorevolmente dei loro figli, riducono il loro orario di lavoro per crescerli, vengono chiamati 'mammi': è svilente e sminuisce il loro ruolo. Mi ricordo quando mio suocero mi disse: 'Siete fortunati a poter fare i genitori così. Ai miei tempi le carezze ai figli si davano la notte, in silenzio, perché un padre non poteva abbandonarsi pubblicamente a certe tenerezze'. Quello che abbiamo caricato sulle madri lo abbiamo tolto ai padri".
Le giovani mamme riescono a essere più libere? Le mamme si stanno emancipando o no?
"A paragone delle generazioni precedenti sicuramente, ma pagando un prezzo altissimo: quello di dimostrare di poter fare tutto, di essere mamme e lavoratrici. La soluzione non può essere questa. Sono molto contenta quando vedo le parlamentari europee allattare i figli durante le sedute: è un bel gesto, ma questo non significa che devono e possono farlo tutte. Di nuovo, non dobbiamo cadere nell’errore di dimostrare che siamo delle eroine. Le mamme più giovani non accettano più tanti retaggi del passato, ma la strada per parlare senza omertà dell'essere genitori e per equiparare la genitorialità è ancora lunga".