Polonia, arriva un nuovo disegno di legge sulle unioni civili
Un nuovo disegno di legge per l'approvazione delle unioni civili in Polonia. È quello che presenterà la ministra dell'Uguaglianza Katarzyna...
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La proposta del principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammad bin Salman, rivolta a medici e infermieri italiani ha aperto un dibattito sui social e nel Paese e, come al solito, ha spaccato l’opinione pubblica tra chi mollerebbe tutto e chi non ha la benché minima idea di prendere in considerazione l’ipotesi.
Una polarizzazione all’interno della quale si celano storie e dinamiche da conoscere e raccontare.
Per provare a fare luce, abbiamo chiesto a Stefano Masoni, primario di ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Cecina - Piombino, di aiutarci a capire tendenze e prospettive.
Una chiacchierata che ha preso il largo da un’esclamazione del primario che ha spalancato le porte a riflessioni tutt’altro che esterofile: “Per guadagnare di più mica serve andare in Arabia Saudita, basta andare all’isola d’Elba!”.

Quella che, di primo acchito, poteva suonare come una provocazione, è invece una bellissima opportunità tutta italiana che forse in poche e pochi ancora conoscono. La combo tra carenza di medici nella sanità pubblica e il sempre più marcato allontanamento dalle aree territoriali periferiche sta creando una bomba a orologeria. Pensare di potersi permettere zone del Paese prive di presidi sanitari è fantascienza.
Per fare fronte a questa emorragia, da qualche mese, la giunta regionale ha lanciato un avviso, esteso a tutti i medici del servizio sanitario toscano interessati a lavorare da una fino a un massimo di cinque settimane l’anno al presidio ospedaliero dell’isola d’Elba. In cambio, un rimborso comprensivo di vitto e alloggio e duemila euro lordi settimanali di indennità di disagio per l’adesione al progetto.
Chi aderirà all’iniziativa, lavorerà trentotto ore a settimana e dalle aziende di provenienza sarà garantita una produttività aggiuntiva (l'equivalente degli straordinari di altri contratti) affinché nessun servizio rimanga sguarnito. Occasione d’oro anche per i giovani medici: la Regione ha previsto bandi per concorsi specifici, con assunzioni a tempo indeterminato nel servizio sanitario regionale e l’opportunità di iniziare il proprio percorso di carriera, almeno per i primi tre anni, sull’isola (con la possibilità di frequentare e formarsi in centri di eccellenza non solo del territorio, sei mesi di ospitalità gratuita nella foresteria dell’azienda, incentivi economici e tempi più brevi nei percorsi di carriera).
Dopo tre anni, il medico potrà scegliere di spostarsi altrove all’interno dell’azienda Usl Nord Ovest. Chi opterà per rimanere all’Elba per sei anni, invece, al termine del periodo potrà spostarsi in una qualsiasi altra azienda toscana. Chi deciderà di svolgere la professione sull’isola a tempo indeterminato potrà contare, infine, su una maggiorazione del 50 per cento dell’incarico professionale al momento del trasferimento.
“Tra le opzioni italiane a disposizione dei medici - ha aggiunto Masoni - non c’è di certo solo l’isola d’Elba. Chi ama viaggiare, ad esempio, può decidere di sostituire i medici di base in vari angoli del globo nei periodi di vacanza, trascorrendo - con maggiorazioni retributive decisamente molto interessanti - qualche settimana in Islanda, Gran Bretagna e altre località, per poi fare ritorno in Italia.”
Proprio a proposito dell’Italia, Masoni ha chiarito anche come il mercato della sanità sia particolarmente vivace soprattutto delle regioni del Nord (Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna in primis). Sono molti, infatti, i medici che decidono di optare per la formula “a gettone”, professionisti che non esercitano un servizio continuativo ma vengono semplicemente chiamati all’occorrenza. Un metodo di lavoro molto redditizio, che ha fatto innamorare anche tanti medici in pensione.
Il compenso è di circa 1.000 euro per 12 ore (più di 80 euro l’ora) ma, considerando che è possibile accettare anche turni di 48 ore, il guadagno può superare addirittura i 3.000 euro. Una formula allettante, soprattutto se si considera l’estrema flessibilità che può garantire e la possibilità di stare alla larga dal sempre più dilagante fenomeno del burnout legato a turni massacranti e una routine sempre meno ben digerita. Tra le categorie più ricercate, ginecologi, pediatri, anestesisti, medici di urgenza e di pronto soccorso.
Non è tutto oro quello che luccica neanche a casa nostra, però. “Nell’ultimo periodo - ha spiegato il primario - non sono mancate fughe all’estero. La Germania, ad esempio, è una meta interessante per i medici e anche dai nostri ospedali sono partiti professionisti della sanità alla volta di quella realtà.” Una migrazione con destinazione Occidente che cerca di tenere insieme qualità della vita, standard lavorativi più elevati e un contesto sociale e culturale non troppo dissimile da quello del “porto di partenza”.
A chiedere al primario se sarebbe disposto a prendere armamentario da lavoro, bagagli e trasferirsi in Arabia Saudita si ha una risposta secca: “No.” L’argomentazione è altrettanto netta e condivisibile: “Pur essendo innegabile che si avrebbero a disposizione strumentazioni estremamente all'avanguardia e si potrebbe esercitare la professione in luoghi iper-innovativi, si avrebbe pur sempre a che vedere con una cultura completamente diversa dalla nostra, che impatterebbe in maniera importante sulla socialità e dunque sulla qualità della vita.”
Traducendola in concreto, significherebbe guadagnare cinquemila euro al mese e non poterli spendere a proprio piacimento, stretti da regole locali ancora vigenti. La faccenda si farebbe ancora più complessa se a prendere in considerazione l’ipotesi fosse una donna.
Il parziale, a ora, è netto: Arabia Saudita 0 - Isola d’Elba 1.